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		<title>Forge Blog: Ultimi Post</title>
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	<description>Ultimi post</description><language>it</language><image>
		<title>Forge Blog: Ultimi Post</title>
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	<width></width><height></height><description>Ultimi post</description></image><generator>TYPO3 - get.content.right</generator><docs>http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss</docs><lastBuildDate>Sat, 16 Jul 2011 18:00:00 -0400</lastBuildDate><item>
	<title>Ferrata Sci Club 18, Faloria</title>
	<link>http://www.mountain-experience.it/le-esperienze/articoli/archive/2011/luglio/article/ferrata-sci-club-18-faloria.html</link>
<description>Si pensava ad un breve giretto, magari una ferratina, ma alla fine si è dimostrata una delle...</description><content:encoded><![CDATA[
	<p>Al sabato ci siamo dedicati al duro lavoro di dipingere le pareti di casa di mio cognato, ma alla domenica volevamo fare qualcosa di divertente.<br /><br />Cosa facciamo, cosa non facciamo, alla fine la butto lì, perchè non andare a fare la nuova ferrata del Faloria? Giuliano me ne aveva parlato e l'aveva descritta come divertente.<br /><br />Alla fine partiamo di buon ora da Oderzo e raggiungiamo la partenza della funivia del Faloria a Cortina&nbsp;alle 8.20. Pensavo che le corse iniziassero alle 8, ed invece niente iniziano all 9, uff... mi tocca aspettare 30 minuti. Tra l'altro il tempo non è bellissimo e danno qualche probabilità di precipitazioni nel pomeriggio.<br /><br />Alla fine alle 9 prendiamo la funivia (attenzione chiedere del biglietto ferrata, salita fino all'intermedia e discesa dalla cima, vi fa risparmiare 2 euro) e scendiamo alla stazione intermedia. Appena lasciata la casetta un cartello ci indica subito la ferrata: &quot;Ferrata Sci Club 18, Monte Faloria&quot;. Un sentierino attraversa il bosco fino a ricongiungersi con il sentiero ben segnato che si dirige verso Rio Gere.<br /><br />Appena usciti dal bosco ed aver percorso un tratto tra mughi, un cartello indica la ferrata del Faloria (Sci Club 18) a destra, lasciando quindi il sentiero principale. Dapprima attraverso residui di vecchi frane e sporadici mughi si raggiunge una zona in cui sono state costruite delle prese di acqua.<br />Da qui il sentiero sale ripidamente il pendio ricoperto di bassa vegetazione e mughi e guadagna velocemente quota fino a raggiungere la base dello sperone da cui ha inizio la ferrata (1750 m circa).<br /><br />Ci vestiamo rapidamente (imbragatura, casco e kit da ferrata) ed abbiamo la possibilità di vedere un po sotto di noi un bel esemplare di volpe. Il tempo è abbastanza incerto, ed iniziano a passare nuvole basse che ci riducono di molto la visibilità.<br /><br />Sopra di noi 4 alpinisti stanno scendendo, probabilmente hanno sotto stimato la ferrata o forse il tempo non li convince.<br /><br />La ferrata mostra già la sua difficolta, alcuni metri di cavo di acciaio su una parete dritta sono l'unico aiuto e subito dopo alcuni pioli aiutano a passare un piccolo strapiombo. Il cartello all'attacco reca la scritta &quot;ferrata molto difficile&quot; e come al solito &quot;solo per esperti&quot;.<br /><br />La presenza delle nuvole ci vieta di vedere il percorso della ferrata, ma soltanto i primi metri, iniziamo a salire, i primi appoggi sono ricoperti di terriccio e sono bagnati (la notte precedente aveva piovuto). Raggiungiamo una piccola cengia e proseguiamo su una parete sotto uno strapiombo con l'aiuto di pioli di ferro e poi ancora cavo.<br /><br />Aggiriamo lo spigolo ed un'altro tratto verticale sale in un diedro. Utilizzando le prese naturali, si riduce fortemente la trazione sul cavo deleteria per la tenuta delle braccia.<br /><br />Questa prima parte è il tratto più ostico della ferrata e serve a dissuadere chi non preparato a proseguire. In ogni caso il resto della ferrata resta di altissimo livello e richiede buone doti di arrampicata.<br /><br />Attraverso il diedro, con la presenza di alcune staffe metalliche si raggiunge la cima del primo spigolo, quello dell'attacco.<br /><br />Le corde si dirigono verso destra e permettono di superare una paretina esposta, che viene facilitata dalla presenza delle staffe metalliche. Si giunge, finalmente, al primo possibile punto di riposo, una piccola cengetta.<br /><br />Il riposo è però molto breve, aggirata la cengia una paretina verticale richiede ancora la nostra attenzione per essere superata. Pochi pioli di ferro aiutano la salita, altrimenti superabile con l'uso della roccia o del cavo.<br /><br />Il tempo non migliora e affiorano alcuni dubbi riguardo alla sua&nbsp;tenuta. Nel frattempo risaliamo questa paretina e raggiungiamo, poi una scaletta, che facilita il superamento di uno strapiombo. Ancora su con alcuni passaggi atletici,&nbsp;fino ad uscire su terreno più facile ed a una cengia. Ancora un tratto impegnativo con una traversata e poi ancora salita fino ad un intaglio sulla cresta che porta dall'altro lato attraverso un caminetto.&nbsp;<br /><br />Si esce quindi su una cengia che attrezzata, ma con facilità si risale fino ad aggirare uno spigolo. In leggera discesa (siamo molto vicini ai cavi della funivia che si vede passare) sempre aiutati dalle corde arriviamo sotto una parete verticale, quasi strapiombante. Le difficoltà di questo tratto sono paragonabili a quelle iniziali, cavi verticali e qualche staffa di ferro permettono di salire questi 50 metri. Da qui si esce su una cengia e le difficoltà sono ormai terminate si può vedere l'arrivo della funivia.<br /><br />Si attraversa la cengia, si scende in un canalone per qualche metro e si risale la paretina opposta, ancora con tratti verticali. Infine si esce su un tratto più facile che conduce sotto gli ultimi 5 metri di parete e sopra la fine della ferrata. Giusto per non concludere troppo facilemnte anche gli ultimi metri di cavo sono aggettanti e richiedono uno sforzo per raggiungere l'agognato parto del Faloria.<br /><br />Da qui in pochi minuti si raggiunge l'albergo Faloria e l'arrivo della funivia che sale da Cortina.<br /><br />Devo dire che è stata proprio una bella ferrata, forse la più difficile delle dolomiti, almeno come impegno fisico e tecnico.<br /><br /><strong>Percorso</strong>:<br />Stazione intermedia della funivia - attacco della ferrata: 40 minuti.<br />Attacco della ferrata - Ferrata Sci Club 18 - Stazione di arrivo del Faloria: 2.15<br /><br />Totale: circa 3 ore.<br /><br /><em>Effettuata il 17 luglio 2011&nbsp;(Federico, Chiara).</em><br /><br /><br /></p>
	<div>
		<table class="contenttable"><caption>Caratteristiche dell'escursione</caption>
			<tbody>
				<tr>
					<td><img width="40" height="40" src="uploads/RTEmagicC_difficulty_08.jpg.jpg" alt="" /></td>
					<td>molto difficile</td>
				</tr>
				<tr>
					<td><img width="40" height="40" src="uploads/RTEmagicC_dislivello_09.jpg.jpg" alt="" /></td>
					<td>610 m</td>
				</tr>
				<tr>
					<td><img width="40" height="40" src="uploads/RTEmagicC_tools_08.jpg.jpg" alt="" /></td>
					<td>normale dotazione per ferrate (casco, imbracatura, kit da ferrata).</td>
				</tr>
				<tr>
					<td rowspan="1"><img width="40" height="40" src="uploads/RTEmagicC_orologio_09.jpg.jpg" alt="" /></td>
					<td rowspan="1">2 ore e 55 minuti</td>
				</tr>
				<tr>
					<td><img width="40" height="40" src="uploads/RTEmagicC_star_08.jpg.jpg" alt="" /></td>
					<td>Ferrata molto difficile, richiede tecniche di arrampicata, paesaggio molto bello.</td>
				</tr>
			</tbody>
		</table>
	</div>
	]]></content:encoded><category>Ferrate impegnative</category>
<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 18:00:00 -0400</pubDate>
</item><item>
<title>Val Vajolet, Vallon Antermoia, Val di Lausa Passo delle scalette</title>
<link>http://www.mountain-experience.it/le-esperienze/articoli/archive/2011/giugno/article/val-vajolet-vallon-antermoia-val-di-lausa-passo-delle-scalette.html</link>
<description>Questo anello permette di ammirare il cuore del gruppo del Catinaccio, in particolare il gruppo del...</description><content:encoded><![CDATA[
<p>L'idea di questo giro mi è venuta quando ho promesso ai miei nipoti Nicolò e Marco di portarli a fare un giro in montagna con la possibilità di pernottare in rifugio. Per Marco, poi, era la prima esperienza di una notte in rifugio.<br /><br />La scelta è stata indirizzata nel rifugio Antermoia perchè un po al di fuori delle normali rotte degli escursionisti e quindi un po meno affollato. Ho avuto poi la possibilità di conoscere Almo Giambisi, bravo gestore del rifugio e di cui Giuliano mi aveva lungamente tessuto le lodi.<br /><br />Arriviamo in mattinata a Pera di Fassa e parcheggiamo agli impianti di risalita che salgono in Gardeccia. Questo è anche il punto di partenza dei pulmini che salgono alla conca della Gardeccia, con 9 € (gratis i bambini fino a 5 anni) si può fare andata e ritorno. In 15 minuti circa si arriva al rifugio Gardeccia (1950 m), nostro punto di partenza.<br /><br />Indossati gli zaini (il mio era particolarmente pesante perchè avevo anche il materiale da ferrata per Marco, la picozza e 20 metri di corda) iniziamo a salire verso il rifugio Vajolet, da prima ripidamente lungo 2 tornanti, poi in falsopiano fino alla base delle Porte Negre i due grandi bastioni che bloccano l'accesso alla Val del Vajolet e su cui sono situati i rifugi Vajolet e Preuss. Da qui si sale sulla sinistra sotto le imponenti pareti del Catinaccio e di Punta Emma, la punta che Tita Piaz, grandissimo alpinista di inizio secolo scorso, intitolò alla cuoca del rifugio Vajolet.Con ripide svolte guadagniamo quota e raggiungiamo la balza rocciosa dove è situato il rifugio Vajolet (2213 m).<br /><br />Marco, che ha come scopo principale del giro la collezione di targhette dei rifugi (ha 7 anni), non si lascia scappare l'occasione e insieme a suo padre e a sua zia compre le targhette sia del Vajolet che del Preuss. Con questo giro dobbiamo superare il record di 5 medagliette prese nell'anello del Sassopiatto.<br /><br />Dopo questa breve sosta, ripartiamo lungo la Val del Vajolet e ci dirigiamo al Passo del Principe. Lasciamo dietro di noi l'imponente mole del Catinaccio prinicpale e le poco visibili (almeno per la loro immagine classica) Torri del Vajolet.<br />Di fronte a noi, però si staglia imponente il Catinaccio d'Antermoia, cima più alta del gruppo. il sentiero sale tranquillo per tutta la valle, però negli ultimi metri inizi a salire rapisamente guadagnando quota per arrviare ai 2599 metri del Passo Principe ed al rifugio omonimo. Questo rifugio è posto proprio incastarto nella roccia ed è satto da poco ricostruito, ora è molto carino ed ospitale.<br /><br />L'idea iniziale era di portare Marco e Nicolò a fare la loro prima ferrata, la ferrata d'Antermoia, ma la notevole neve che troviamo e le parole del gestore mi fanno dubitare sulla possibilità di risalirla. La neve in acluni tratti ha nascosto il cavo, per cui la salita sarebbe stata lenta e complessa, soprattutto per la presenza dei bambini. Decidiamo quindi, di salire al Passo d'Antermoia, il punto più alto che toccheremo durante questo bel giro. Siccome Marco è piccolo e il pendio e di conseguenza il sentiero verso il passo è coperto dalla neve, decido di legarlo a me con una conserva corta (in pratica lo lego con la corda), in questo modo gli faccio provare la sensazione di indossare l'imbracatura.<br /><br />Dal passo Principe scendiamo qualche metro per poi riprendere la salita. Nel primo tratto il sentiero sgombro non ci da alcuna preoccupazione e saliamo abbastanza veloci, poi rallentiamo ed io e Marco superiamo con attenzione le varie lingue di neve che ricoprono il sentiero. Marco inizia a sentiere un po la fatica e la progressione cala. Raggiungiamo dapprima una sella, ma non è il passo ed allora lo sprono ad andare avanti che il passo è di lì a poco. Infatti in breve raggiungiamo il Passo d'Antermoia (2770 m) circondato da cime innevate.<br /><br />La discesa dal Passo avviene un po più a sinistra del sentiero, perchè questo è ricoperto di neve, ma in breve si scende nel Vallon d'Antermoia, lasciando a sinistra il sentiero che sale all'attacco della ferrata d'Antermoia (versante Est).<br />Percorriamo il fondo del Vallone, raggiungendo il bellissimo lago d'Antermoia, una perla incastonata tra alti bastioni. Il sentiero aggira il lago sia nel suo lato settentrionale che in quello meridionale, ma quest'ultimo è impraticabile perchè la neve scende fino alle sponde del lago. Aggirato quindi il laghetto arriviamo al rifugio Antermoia. Il gestore ci da una camera da 16 persone che condivideremo con altri alpinisti. Marco e Nicolò, nel frattempo, si divertono recuperando energie che non avrei mai detto avessero ancora, ma i bambini sono così. Una buona cena e una chiacchierata con il disponibile Almo, ci portano sotto le coperte già a buon ora, a casa direbbero che siamo andati a letto con le galline.<br /><br />Alla mattina un'abbondante colazione ci permette di incamerare le energie per la giornata che ci aspetta. Le previsioni davano temperature ina umento e bel tempo, ma in realtà un vento molto forte che ha soffiato tutta la notte e che soffia tutt'ora ci obbliga a camminare ben riparati.<br /><br />Dopo aver sistemato i conti con il rifugio ed aver saluta il gestote e la simpatica cameriera spagnola Sandra, ci dirigiamo verso il passo di Lausa, la nostra prima meta per oggi.<br />Il sentiero sale dietro il rifugio e subito ripidamente guadagna quota salendo tra roccette, fino a portarci su una cimetta sopra il rifugio, perdiamo subito quota per poi risalire nuovamente, fino a raggiungere una pianoro 100/150 metri sopra il lago d'Antermoia. Di fronte a noi si erge il Catinaccio d'Antermoia e le cime del Molignon a destra. Saliamo ancora seguendo i segnavia e dopo qualche macchia di neve raggiungiamo il Passo di Lausa (2700 m). Ancora in leggera salita arriviamo alla forcella che permette finalmente la discesa in Val di Lausa.<br /><br />Visto il tempo bello e l'orario, decido di salire a sinistra della forcella la cima di Lausa per avere la possibilità di scattare alcune foto alla sottostante Val di Fassa. Ripreso il sentiero scendiamo lungo la traccia sempre segnata che dapprima verso sinistra ci fa perdere quota, infine con ripide svolte e un nevaio (presente nel periodo in cui l'abbiamo fatto noi, cioè ad inizio stagione) si raggiunge il fondo della Valle. La Valle di Lausa è una cosa particolare: relativamente larga è circondata da pareti verticali che la chiudono lateralmente, mentre&nbsp; nella parte superiore un ripido pendio scende dal passo di Lausa. Il fondo della valle assomiglia un po ad un mondo alieno, come la luna, arido e senza un filo d'erba. Verso la fine, invece un bel prato chiude la valle, prima che si tuffi nel canalone sottostante. Un profondo canalone pieno di neve scende ripidamente nel fondo, superiamo una diga di sassi che probabilmente nel passato chiudeva un lago che ora è asciutto. Da qui si sale ripidamente ma in breve al Passo delle Scalette, che in realtà più che un passo è un separatore tra la piatta valle superiore e la ripida e profonda parte inferiore. Sulla destra parte il sentiero che in leggera salita porta ad una forcella da cui poi è possibile scendere al rifugio Vajolet.<br /><br /> Il cartello al passo indica verso il basso Sentiero delle Scalette (EEA, solo per esperti), è il nostro step successivo e la tipologia di percorso si evidenzia subito: una serie ripidissima di svolte spesso sulla roccia fa perdere quota ed in breve con passo sicuro raggiungiamo il tratto di cavo d'acciao. Questa prima parte richiede passo sicuro, un eventuale caduta avrebbe ripercussioni serie. Lego Marco a me con la corda che mi ero portato, ma per farlo sentiere più importante gli metto anche un cordino con dissipatore e moschettone, così sisente di fare la ferrata da solo. Nicolò invece la fa effettivamente da solo con imbracatura, caschetto e kit da ferrata. In realtà è un tratto attrezzato molto semplice che per chi ha passo sicuro ed esperienza può fare in tranquillità, ma come sempre la sicurezza non è mai troppa.<br /><br />Senza nessun problema anche i due ragazzi, assistiti da noi, completano questo breve tratto ed iniziamo il passaggio successivo. A questo punto si apre la visuale verso il basso ed iniziamo a vedere il sentiero che 200 metri più in basso taglia la base dei Dirupi di Larsec e conduce a destra. Bellissmo è il contrasto tra il canalone che stiamo facendo dal fondo ghiaioso e terroso che scende profondo i tranquilli e verdi pascoli del Ciampediè che ci fanno da sfondo dinnanzi.<br />Proseguiamo la discesa sul sentiero tra terriccio mobile e ghiaino per poi ritrovare tratti rocciosi, ci spostiamo sulla destra fino alla base delle pareti ed infine ci rispostiamo sulla sinistra sotto uno sperone roccioso, dove il canale scende a destra tra grandi massi.<br /><br />Troviamo ancora neve e ghiaccio, incassate nel fondo del canalone, prestando attenzione a dove mettiamo i piedi scendiamo sul bordo tra la neve e la roccia, dove si è formata una specie di trincea e raggiungiamo la parete di destra del canalone, risaliamo un piccolo pendio coperto di detriti e arriviamo sull'ultimo sperone. Da qui scendiamo con molta attenzione un canalone terroso e franoso (stanno attrezzando un tratto di ferratina per evitare di scendere in questo canale). Facendo attenzione nel punto in cui abbandoniamo il canale, ci portiamo finalmente nel bosco.<br /><br />Si attraversa il bosco ed un secondo tratto franoso per poi ritornare nel boscoche ci allieta per la sicurezza, finalmente, del passo. Superiamo la base di una parete strapiombante e ci dirigiamo verso il visibile rifugio Gardeccia. Infine, lasciato il bosco tra ghiaioni e mughi, raggiungiamo la strada che sale al rif. Gardeccia ed in breve il piazzale antistante il rifugio. Il giro è finito, ma la gioia per i bei posti è rimasta, anzi già i ragazzi chiedono di nuove escursioni.<br /><br /><b>Percorso</b>:<br />Primo giorno<br />Partenza Rifugio Gardeccia - Rifugio Vajolet 30 minuti<br />Rifugio Vajolet - Rifugio Passo Principe: 1 ora&nbsp; e 30 minuti<br />Rifugio Principe - Rifugio Antermoia: 1 ora e 15 minuti<br /><br />Secondo giorno<br />Rifugio Antermoia - Rifugio Gardeccia: 3 ore e 30 minuti<br /><br /><i>Effettuata il 25 e 26 giugno 2011 (Federico, Chiara, Vincenzo, Marco, Nicolò e Fabrizio).</i><br /><br /><br /></p>
<table class="contenttable"><caption>Caratteristiche dell'escursione</caption>
	<tbody>
		<tr>
			<td><img src="../uploads/RTEmagicC_difficulty_06.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
			<td>semplice</td>
		</tr>
		<tr>
			<td><img src="../uploads/RTEmagicC_dislivello_07.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
			<td>900 m il primo giorno e circa 200 m il secondo</td>
		</tr>
		<tr>
			<td><img src="../uploads/RTEmagicC_tools_06.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
			<td>normale dotazione per escursioni.</td>
		</tr>
		<tr>
			<td rowspan="1"><img src="../uploads/RTEmagicC_orologio_07.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
			<td rowspan="1">3 ore e 15 minuti il primo giorno e 3 ore e 30 minuti il secondo</td>
		</tr>
		<tr>
			<td><img src="../uploads/RTEmagicC_star_06.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
			<td>Itinerario bello, panorami mozzafiato, da prestare attenzione</td>
		</tr>
	</tbody>
</table>
]]></content:encoded><category>Escursioni impegnative</category>
<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 18:00:00 -0400</pubDate>
</item><item>
<title>Monte Altissimo di Nago</title>
<link>http://www.mountain-experience.it/le-esperienze/articoli/archive/2010/dicembre/article/monte-altissimo-di-nago.html</link>
<description>Salita divertente in ambiente interessante, sopra l'abitato di San Giacomo, dalla Cima meraviglioso...</description><content:encoded><![CDATA[
<p>Il tempo è bello, e quindi alle 6 partiamo da casa, destinazione Brentonico e successivamente San Giacomo. Facciamo l'autostrada fino a Rovereto Sud e poi seguiamo per Mori e l'altopiano di Brentonico. Dal centro di Brentonico saliamo fino alla località San Giacomo e prendiamo la stradina forestale che parte dall'albergo San Giacomo (sulla strada). Parcheggiamo dopo pochi centinaia di metri.<br /><br />Saliamo direttamente tra alcuni prati&nbsp; epoi attraversiamo una strada e risaliamo il pendio fino ad un alberghetto (maso) poco sopra.<br /><br />Lasciatolo, saliamo i pendii ed entriamo nel bosco sempre seguendo il sentiero 622 (verso il rifugio Chiesa) e su uno stretto sentiero saliamo le prime centinaia di metri del nostro itinerario all'interno del bosco di faggi.<br /><br />Una volta usciti seguiamo il crinale che scende dal Monte Campo e saliamo fino ad incontrare una stradina che taglia il monte. In base alla quantita di neve bisogna decidere se risalire sulla cima del Monte Campo (1667 m) oppure seguire la stradina che taglia tutto il fianco sud del monte fino alla malga Campo (1635 m). In entrambi i casi si raggiunge la malga. Da qui ben indicato da un segnavia si punta alla bocca Paltrame salendo ripidamente il pendio uscendo sulla sinistra sulla dorsale che porta al rifugio Damiano Chiesa e quindi alla cima. Si salgono in successione due dossi, per poi tagliare in falso piano l'ultimo tratto che conduce al rifugio.<br /><br />La cima è appena dietro il rifugio. Da qui il panorama è strepitoso, Il gruppo del Brenta, l'Adamello, il Carè Alto, le cime della Valle di Daone, più lontano la Presanella, ma soprattutto sotto di noi si estende il bellissimo Lago di Garda. Sembra di tuffarcisi dentro.<br /><br />Riscendiamo al rifugio e poi scendiamo direttamente il pendio sud-est per poi tagliare fino alla Malga Campo e da qui per l'itinerario di salita. <br />In base alla situazione del manto nevoso può essere consigliabile ritornare per l'itinerario di salita lungo il crinale prima e poi il pendio fino alla malga.<br /><br /><b>Percorso</b>: <br />Parcheggio nei pressi del hotel San Giacomo - Monte Altissimo di Nago: 3 ore.<br /><br /><br /><br /><br /><br /></p>
<div>
<table class="contenttable"><caption>Caratteristiche dell'uscita</caption>
	<tbody>
		<tr>
			<td><img src="uploads/RTEmagicC_sci_02.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
			<td>MS</td>
		</tr>
		<tr>
			<td rowspan="1"><img src="uploads/RTEmagicC_esposizione.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
			<td rowspan="1">Esposizione: Sud-Est</td>
		</tr>
		<tr>
			<td><img src="uploads/RTEmagicC_dislivello_11.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
			<td>910 m</td>
		</tr>
		<tr>
			<td><img src="uploads/RTEmagicC_tools_10.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
			<td>Normale dotazione da sci-alpinistica</td>
		</tr>
		<tr>
			<td rowspan="1"><img src="uploads/RTEmagicC_orologio_11.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
			<td rowspan="1">3 ore</td>
		</tr>
		<tr>
			<td><img src="uploads/RTEmagicC_star_10.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
			<td>Uscita molto appagante e senza particolari difficoltà, panorama mozzafiato</td>
		</tr>
	</tbody>
</table>
<p><b><br /></b></p>
</div>
]]></content:encoded><category>Scialpinismo</category>
<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 18:00:00 -0500</pubDate>
</item><item>
<title>Monte Cornetto</title>
<link>http://www.mountain-experience.it/le-esperienze/articoli/archive/2010/dicembre/article/monte-cornetto.html</link>
<description>Facile e tranquilla uscita scialpinistica nella zona di Folgaria, da fare anche quando la...</description><content:encoded><![CDATA[
<p>Viste le previsioni e il poco tempo a disposizione decidiamo per una breve ma divertente salita del Monte Cornetto di Folgaria. <br /><br />Si raggiunge la località Costa di Folgaria, all'inizio del paese se si arriva da Carbonara, si gira a destra per arrivare nei pressi del vecchio impianto che portava sul monte Cornetto. <br /><br />Montati gli sci si inizia la salita lungo la vecchia pista da sci. Raggiunto l'arrivo del vecchio impianto si punta lungo la parte della pista successiva, per poi entrare nel bosco e con una ripida stradina si raggiunge la parte alta, fino alla casetta finale dei vecchi impianti. Da qui si segue la cresta finale che in porta in Cima. <br /><br />La discesa avviene per lo stesso percorso di salita, evitando eventualmente la stradina se ghiacciata, lungo il bosco soprastante, per uscire all'inizio della stradina nella parte alta della pista da sci.&nbsp;<br /><br /><b>Percorso</b>: <br />Parcheggio nei pressi dei vecchi impianti di Costa&nbsp;- Monte Cornetto: 2.30<br /><br /><br /><br /><br /><br /></p>
<div>
<table class="contenttable"><caption>Caratteristiche dell'uscita</caption>
<tbody>
	<tr>
		<td><img src="uploads/RTEmagicC_sci_01.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
		<td>MS</td>
	</tr>
	<tr>
		<td><img src="uploads/RTEmagicC_dislivello_10.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
		<td>880 m</td>
	</tr>
	<tr>
		<td><img src="uploads/RTEmagicC_tools_09.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
		<td>Normale dotazione da sci-alpinistica</td>
	</tr>
	<tr>
		<td rowspan="1"><img src="uploads/RTEmagicC_orologio_10.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
		<td rowspan="1">2.30 ore</td>
	</tr>
	<tr>
		<td><img src="uploads/RTEmagicC_star_09.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
		<td>Uscita molto divertente, facile e senza particolari difficoltà</td>
	</tr>
</tbody>
</table>
<p><b><br /></b></p>
</div>
]]></content:encoded><category>Scialpinismo</category>
<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 18:00:00 -0500</pubDate>
</item><item>
<title>Anello del Pissadù: via ferrata Brigata Tridentina, rifugio Pissadù, Cima del Pissadù, Val Setus</title>
<link>http://www.mountain-experience.it/le-esperienze/articoli/archive/2010/luglio/article/anello-del-pissadu-via-ferrata-brigata-tridentina-rifugio-pissadu-cima-del-pissadu-val-setus.html</link>
<description>Un bellissimo anello attorno al rifugio Pissadù, richiede un po di esperienza in ferrata e terreno...</description><content:encoded><![CDATA[
<p>Finalmente! Dopo vari tentativi, annullati dal cattivo tempo finalmente riusciamo a fare questo bellissimo giro. Arriviamo venerdì sera al parcheggio sul tornante che da Colfosco porta al passo Gardena.<br /><br />Mangiamo i manicaretti che Chiara ha preparato, e poi apriamo la nostra tenda autohome sopra la macchina. in pochi minuti siamo sotto le coperte e riusciamo anche ad ammirare le stelle che splendono nel cielo. In più a Corvara ci sono i fuochi e alcune guide alpine hanno portato delle candelette luminose lungo il percorso della via ferrata Brigata Tridentina, che così risulta illumintata da tante lucette.<br /><br />La mattina arriva ed alle 8 siamo pronti a prendere il sentiero che dal parcheggio si inoltra nel bosco verso l'attacco della ferrata. In leggera discesa raggiungiamo le prime scalette che attrezzano la prima parte della ferrata, per superare il salto roccioso sotto la torre Brunico.<br /><br />Troviamo l'inevitabile coda, prodotta spesso da persone non completamente avezze a queste attività, ma se nza problemi aspettiamo e con calma arriviamo alla cengia, dove ci ricongiungiamo con il sentiero che proviene dal passo Gardena.<br /><br />Fortunatamente riusciamo a superare un piccolo gruppo più lento lungo il sentiero ed in breve raggiungiamo l'inizio della seconda parte della ferrata, proprio a destra della bellissima cascata del Pissadù, che scende dal laghetto nei pressi del rifugio.<br /><br />Da qui inizia un tratto più continuo di ferrata rispetto al precedente. Le corde continue rendono sicura la salita lungo la gola del Pissadù, proprio ai piedi della Torre Extner. Si supera un breve caminetto e si raggiunge una prima balza. Da qui si sale sempre con corde, prima più rapidamente, poi aggirando alcune rocce e passando vicino ad uno strapiombetto.<br /><br />La roccia è meravigliosa e mi invoglia a salire senza tirarsi sulle corde. mentre il primo tratto di ferrata è molto unto e bagnato, qui la roccia è salda e ricca di appigli e clessidre. Peccato, però. una via molto facile di arrampicata avrebbe sicuramente rappresentato un bellissimo itinerario.<br /><br />In ogni caso continuo ad arrampicare, divertendomi moltissimo. Saliamo ancora su placconate leggermente inclinate e facili fino alla base della Torre Extner. Qui c'è la possibilità, per chi è stanco o non se la senta più, di uscire per facile sentiero lungo l'ultima parte del vallone, fino al rifugio Pissadù. Per chi vuole continuare, invece lo aspetta la parte più bella ed impegnativa.<br /><br />Subito una serie di pioli salgono verticali, quasi strapiombanti lungo lo spigolo, corde ed infine una scaletta ci permette di salire velocemente e guadagnare la parte superiore della torre. Aggiriamo ed entriamo nella gola tra la torre e l'altopiano del PIssadù. Qui, finalmente, arriviamo al famoso ponte sospeso che collega la torre al gruppo principale ed una targa descrive il lavoro fatto dalla Brigata Tridentina degli Alpini per creare questa ferrata. Dopo la foto di rito attraversiamo il ponte guardando il salto di roccia che abbiamo sotto. Alla fine del ponte un breve tratto attrezzato risale fino ad un pendio dove termina la ferrata. Da qui in circa 10 minuti per facile sentiero, raggiungiamo il rifugio Franco Cavazza al Pissadù (2 ore e 30 minuti dal parcheggio).<br /><br />Avendo saltato la colazione a causa di un fornellino bastardo che ha finito il gas, decidiamo di prenderci un thè. Ripresi decidiamo di proseguire per la nostra prossima meta: la cima del Pissadù, che sovrasta il rifugio.<br /><br />Il sentiero scende verso il sottostante laghetto, una perla tra le rocce, attraversiamo un ponticello e iniziamo a salire il pendio ghiaioso sotto la cima Pissadù. Lungo il sentiero troviamo un primo tratto attrezzato, saliamo ancora in una giornata meravigliosa, non c'è una nuvola. Di fronte a noi si apre la Val Pissadù. Arrivati sotto un tratto roccioso si apre la Val de Tita, ma prima di imboccarla, ancora un tratto attrezzato, un po più impegnativo si frappone dinnanzi. Raggiunto di nuovo un terreno meno ripido, proseguiamo tra rocce e ghiaioni verso la sella de Tita, dove trovuiamo la deviazione tra il sentiero verso il rifugio Boè e quello che sale verso la Cima Pissadù. Ci stupiamo di quanta neve (anche fresca) ci sia tutt'intorno.<br /><br />Lasciamo a destra il sentiero verso l'altopiano delle Mesules, e iniziamo a salire tra tracce di sentiero verso il pendio ce scende dalla Cima. Prima per facile tracce saliamo verso Nord, successivamente con passaggi un po più impegnativi e poi più esposti continuiamo a salire. Le tracce continuano tra salti rocciosi di I° grado, raggiungendo la cima, dove una bellissima croce metallica ci accoglie. Il panorama è stupendo spazia a 360° dalle Odle, al Puez, Alle Tofane, Sasso della Croce, Antelao, Pelmo, Civetta, Marmolada, Catinaccio, Sassopiatto e Sassolungo. Faccio moltissime foto che comunque non renderanno giustizia a quello che posso vedere con i miei occhi. Sotto di noi il rifugio Pissadù sembra picolissimo, più in basso Colfosco è baciato dal sole (1 ora dal rifugio).<br /><br />Dopo aver consumato qualche frutto e qualche barretta, ricominciamo la discesa. Quello che in salita era relativamente facile, in discesa diventa molto più impegnativo, bisogna stare molto attenti a dove mettere i piedi, anche perchè nella parte alta è molto esposto. In breve si riguadagna la base della parete e per lo stesso sentiero dell'andata raggiungiamo nuovamente il rifugio (40 minuti dalla cima).<br /><br />Saliamo un po fino a guadagnare il sentiero che si dirige verso la teleferica per il rifugio, lasciato quindi questo sentiero, imbocchiamo, quindi la discesa verso la Val Setus. Troviamo subito la corda d'acciaio che ci accompagnerà per circa metà della discesa. A differenza della ferrata, qui la roccia è abbastanza consunta, il famoso marmorin. In alcuni tratti, a causa della massiccia presenza di alpinisti nei week-end, il tratto attrezzato spesso è doppio, lasciandone uno dei due per coloro che salgono e l'altro per quelli che scendono.<br /><br />Rapidamente, riusciamo a perdere quota e arriviamo nei pressi del ghiaione alla base del salto roccioso attrezzato. Da qui, prima tra zig-zag su ghiaione, poi attraversando un nevaio, iniziamo a scendere nella parte finale della valle. Ormai stanchi del percorso decidiamo di correre lungo il sentiero, utilizzando le scorciatoie ed arriviamo in breve al sentiero che va a sinistra verso il passo Gardena, a destra verso la ferrata e la Val de Mesdì, e dritti verso il parcheggio. In altri 10/15 minuti tra mughi e ripidi pendii superiamo gli ultimi 200 metri di dislivello che ci separano dal parcheggio (1 ora dal rifugio).<br /><br />Ci godiamo quindi il sole pomeridiano dopo questa bellissima escursione!<br />Consiglio di fare questo giro, merita sicuramente, se possinbile fatelo non nei week-end, troverete moltissime persone e forse apprezerete meno la ferrata.<br /><br /><b>Percorso</b>:<br />Parcheggio all'ottavo tornante - Via Ferrata Brigata Tridentina - Rifugio Pissadù: 2 ore 30 minuti<br />Rifugio Pissadù - Cima Pissadù: 1 ora.<br />Cima Pissadù - Rifugio Pissadù: 40 minuti<br />Rifugio Pissadù - Val Setus - Parcheggio:1 ora.<br /><br />Totale: circa 5 ore.<br /><br /><i>Effettuata il 31 luglio 2010 (Federico, Chiara).</i><br /><br /><br /></p>
<div>
<table class="contenttable"><caption>Caratteristiche dell'escursione</caption>
<tbody>
<tr>
	<td><img src="uploads/RTEmagicC_difficulty_08.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
	<td>semplice</td>
</tr>
<tr>
	<td><img src="uploads/RTEmagicC_dislivello_09.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
	<td>1000 m</td>
</tr>
<tr>
	<td><img src="uploads/RTEmagicC_tools_08.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
	<td>normale dotazione per ferrate (casco, imbracatura, kit da ferrata.</td>
</tr>
<tr>
	<td rowspan="1"><img src="uploads/RTEmagicC_orologio_09.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
	<td rowspan="1">5 ore e 10 minuti</td>
</tr>
<tr>
	<td><img src="uploads/RTEmagicC_star_08.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
	<td>Itinerario bello, panorami mozzafiato, un po impegnativo</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
]]></content:encoded><category>Ferrate medie</category>
<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 18:00:00 -0400</pubDate>
</item><item>
<title>Giro del Lagazuoi: passo di Valparola, rifugio Scottoni, rifugio Lagazuoi, passo di Valparola</title>
<link>http://www.mountain-experience.it/le-esperienze/articoli/archive/2010/luglio/article/giro-del-lagazuoi-passo-di-valparola-rifugio-scottoni-rifugio-lagazuoi-passo-di-valparola.html</link>
<description>Bella escursione in ambiente relativamente poco frequentato, almeno nella zona tra il passo di...</description><content:encoded><![CDATA[
<p>L'obiettivo era la ferrata Tridentina, ma dopo una notte di pioggia e vento, la mattina si era presentata alquanto incerta, per non dire brutta. Abbiamo atteso un po, ma poi abbiamo deciso di abbandonare, il rischio di prenderci acqua era molto alto. Con nostro grande stupore abbiamo visto gruppi che partivano per la ferrata anche con un tempo del genere, e soprattutto con bambini!!<br /><br />Ci siamo diretti verso Cortina ed arrivati verso il passo di Valparola (al penultimo tornante prima del passo) il tempo ha iniziato ad aprirsi e leggermente a migliorare. Poichè non volevamo passare una giornata senza caminare un po', abbiamo deciso di puntare a quella forcelletta che si vede appena prima del passo. Abbiamo letto la cartina ed abbiamo visto che portava al rifugio Scottoni o al rifugio Lagazuoi. Lasciando tutto in macchina abbiamo deciso di fare questa passeggiata verso il rifugio Scottoni. <br /><br />Armati di giacca a vento, macchina fotografica e cartina lasciamo la macchina e ci dirigiamo verso la stradina che porta in direzione nord verso il rifugio Scottoni (indicazioni), atraverso il sentiero 18B. Superate due picoole frane il sentiero abbandona la stradina e sale qualche metro, per poi proseguire con percorso quasi pianeggiante fin sotto la forcella. Da qui con alcuni zig-zag si inizia a salire in direzione est verso la forcella che si raggiunge velocemente (in quanto il sentiero è assai ripido) (2250 m).<br /><br />Sulla forcella troviamo le indicazioni: da una parte per il rifugio Scottoni, dall'altra per il rifugio Lagazuoi. Seguiamo per la nostra meta, il rifugio Scottoni, visto tra l'altro che il tempo sembra tenere. Il panorama è bello: di fronte a noi il gruppo della Cima Scottoni con la Cima del Lago, più a destra il gruppo del Lagazuoi Nord, Fanis, a sinistra il gruppo delle Conturines. Dalla forcella il sentiero scende leggermente (un tratto attrezzato, ma banale) porta sulla pista da sci che scende dal Lagazuoi. Raggiuntola, bisogna stare attenti a non seguire la pista (più ripida e scomoda da camminare), ma seguire le indicazioni che scendono attraversoil bosco.<br /><br />Atrraverso rapide svolte prima nel bosco e poi su pendii erbosi si raggiunge nuovamente la pista da sci, la si segue fino ad una curva e su segue a sinistra il sentiero che in breve porta all'evidente rifugio Scottoni (1 ora circa).<br /><br />Visto il tempo e vista l'ora decidiamo di proseguire verso il rifugio Lagazuoi. Da qui si segue la valle fino a quando il sentiero inizia a salire con molte serpentine (grazie a gradini artificiali e terrapieni) per raggiungere la parte superiore del Vallon Lagazuoi che scende da forcella Lagazuoi. Da qui si passa nei pressi del bel lago Lagazuoi, e ci si dirige verso i ghiaioni che scendono dal Lgazuoi Nord, lasciando a sinistra la traccia verso la forcella del Lago. Proseguendo sempre in leggera salita si raggiungono i pianori superiori, caratterizzati da grandi massi e si raggiunge il bivio con il sentiero 20A che sale dalla forcella Selares (2250 m).<br /><br />Da qui si raggiunge in breve la forcella Lagazuoi, un vento pazzesco che spira da Nord quasi ci sposta, ma vestita la giacca a vento e messo il cappuccio proseguiamo in direzione della cresta e del ben visibile rifugio. Un tratto molto ripido ci separa dal punto più alto del giro. Saliamo su sentiero che con diverse serpentine attrezzate con pali di legno per bloccare il terreno gadagna quota, sempre al fianco della cresta che durante la prima guerra mondiale è stata caratterizzata da cruenti combattimenti. In breve raggiungiamo il rifugio Lagazuoi. Una veloce cioccolata calda ci ristora, visto soprattutto il freddo pungente esterno.<br /><br />Visto che il tempo sta peggiorando, decidiamo di scendere, ed infatti raggiunta nuovamente la forcella Lagazuoi, inizia a nevicare, forse è acqua ghiacciata. Scendiamo verso la forcella Selares lungo il percorso della pista da sci invernale. Inizialmente su un falso piano perdiamo leggermente quota, arrivati sotto i pendii a sinistra il sentiero scende più ripidamente, prima tra rocce ed erbe poi attraverso un canale, fino a raggiungere la forcella Selares. Da qui in breve, come all'andata raggiungiamo il tornate e la nostra macchina.<br /><br /><br /><b>Percorso</b>:<br />Ultimo tornante Passo di Valparola - Rifugio Scottoni: 1 ora<br />Rifugio Scottoni - rifugio Lagazuoi: 1 ora e 30 minuti.<br />Rifugio Lagazuoi - Passo di Valparola: 1 ora.<br /><br />Totale: circa 3 ore e 30 minuti.<br /><br /><i>Effettuata il 24 luglio 2010 (Federico e Chiara).</i><br /><br /><br /></p>
<div>
<table class="contenttable"><caption>Caratteristiche dell'escursione</caption>
<tbody>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_difficulty_07.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td>semplice</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_dislivello_08.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td>800 m</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_tools_07.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td>normale dotazione per escursioni.</td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="1"><img src="uploads/RTEmagicC_orologio_08.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td rowspan="1">3 ore e 30 minuti</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_star_07.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td>Itinerario bello, panorami molto belli in zona della 1° guerra mondiale, molto facile</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
]]></content:encoded><category>Escursioni Facili</category>
<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 18:00:00 -0400</pubDate>
</item><item>
<title>Giro del Sassopiatto (rifugi Toni demetz, Vicenza, Sassopiatto, Pertini e Federico Augusto)</title>
<link>http://www.mountain-experience.it/le-esperienze/articoli/archive/2010/luglio/article/giro-del-sassopiatto-rifugi-toni-demetz-vicenza-sassopiatto-pertini-e-federico-augusto.html</link>
<description>Escursione molto bella, molto lunga e facile. Non richiede nessuna capacità particolare, panorami...</description><content:encoded><![CDATA[
<p>Prima esperienza per mio nipote Marco di 6 anni. <br />Arriviamo al passo Sella il venerdì sera alle 21 e dopo una breve rinfocillata, predisponiamo il giaciglio per la notte, noi con la notra tendina autohome, sopra la macchina e mio cognato dentro la macchina con un materasso gonfiabile.<br />La notte passa (anche se un grupppo di ragazzi hanno fatto confusione tutta la notte) e alla mattina, dopo una breve colazione, partiamo dal parcheggio dell'impianto che porta alla forcella del Sassolungo, per la nostra prima meta: il rifugio Toni Demetz.<br /> Seguiamo la stradina sterrata per i primi 50 metri che porta verso la città dei sassi, poi seguiamo le indicazioni e prendiamo il sentiero che sale per i prati verso sinistra. In leggera pendenza tra il verde riusciamo anche a vedere qualche bellissima Stella Alpina, ormai una rarità vicino ai sentiri. Questo ci dice che non molte persone salgono a piedi, ma sfruttano l'impianto. Un po più rapidamente prendiamo quota ed iniziamo ad avvicinarsi ai primi grandi massi, per poi passarli e puntare verso il grande canalone detritico che scende dalla forcella del Sassolungo.<br /><br />Ora il sentiero si fa più ripido, ma con molti zig-zag ci fa guadagnare velocemente quota ed in breve sraggiungiamo la forcella ed il rifugio Toni Demetz. Marco, tutto eccitato (ha fatto quasi 600 metri di dislivello) va a comprare la sua agognata medaglietta del rifugio e mette il timbro nel suo nuovo libretto dei timbri dei rifugi.<br /><br />Breve bevuta e poi via in discesa verso la seconda meta, il rifugio Vicenza. Dal Demetz si scende dentro la gola del Sassolungo, noi abbiamo trovato ancora qualche chiazza di neve, quindi con attenzione tra qualche roccetta, perdiamo subito quota. Per Marco che ha le gambe un terzo delle nostre ogni passaggio è un'arrampicata, ma si vede che è contentissimo. Scendiamo ancora tra ripide curve, facendo sempre attenzione a non scivolare e raggiungiamo le ghiaie inferiori, da dove il sentiero torna ad essere molto facile. Da qui in breve si raggiunge il rifugio Vicenza, posto su un pulpito di fronte all'Alpe di Siusi, con un panorama mozzafiato sul gruppo delle Odle.<br /><br />Il nostro percorso ci porterà ora nel cuore dell'Alpe di Siusi, verso il rifugio Sassopiatto. Iniziamo la discesa con alcuni zig-zag, lasciando a destra il sentiero per il rifugio Comici e il giro del Sassolungo. Dopo alcune svolte raggiungiamo il bivio indicato per il rifugio Sassopiatto e lo seguiamo. In leggera discesa, tra ghiaie e sfasciumi, aggiriamo il costone che scende da una propagine del Sassopiatto e superiamo il punto più basso del giro. Da qui si inizia ad entrare in un altro ambiente, ricco di prati, alberi, arbusti, stiamo entrando nel mondo dell'Aple di Siusi e ei suoi folletti. <br /><br />Tra un rado bosco iniziamo laripida salita che ci porterà sulla cresta erbosa che vediamo 200 metri sopra di noi. Passando tra una strettoia, formata da alcuni massi abbiamo la fortuna di vedere ed accarrezzare un branco di cavalli, facciamo le foto di rito e poi ci rilanciamo verso la nostra meta. Marco inizia a sentire un po di stanchezza, ma riusciamo a renderlo ancora interessato ala salita ed infine con alcuni zig-zag raggiungiamo il crinale. Da qui il panorama si apre, l'Alpe di Siusi si mostra in tutto il suo splendore: sotto di noi vediamo la Malga Zallinger, più lontano il rifugio Alpe di Siusi, il rifugio Molignon, poi si vede l'impianto Eolico nei pressi del rifguio Alpe di Tires, e sullo sfondo il Monte Pez (Sciliar) con il rifugio Bolzano), più una marea di malghe, fienili ed altro disseminate lungo tutto l'altopiano. verso est si erge maestoso il Catinaccio d'Antermoia e il gruppo del Larsec. <br /><br />Ora il sentiero taglia a mezzacosta le propagini nord nord-ovest del Sassopiatto, tra pratti e ghiaie in mezz'oretta raggiungiamo la stradina sterrata che sale dall'Alpe di Siusi verso il rifugio Sassopiatto, facciamo gli ultimi 100 metri più ripidi e arriviamo al Giogo di Fassa dove è situato il rifugio Sassopiatto. Lo sguardo qui fugge verso il pendio glaciale della regina delle Dolomiti: la Marmolada, e vediamo una fila indiana lunghissima di perone che stanno salendo il fianco est del Sasspiatto. Marco, stanco, va a prendersi la sua meritatissima targhetta del rifugio con relativo timbro sul libretto. Per evitare che inizi a farsi sentire la stanchezza lo spingiamo a ripartire velocemente.<br /><br /> Seguiamno il sentiero a mezzacosta che punta ad una sella ben visibile sullo sfondo. Abbastanza in piano si segue il sentieo e con alcuni zig-zag ripidi alla fine raggiungiamo la sella. Il sentiero ora con leggeri sali e scendi si dirige verso il rifugio Sandro Pertini, si aggirano alcuni crinali, ed infine si raggiunge il rifugetto, posto ai piedi di un grosso masso. Altro stop per ottenere le targhette e poi via verso l'ultima meta il rifugio Federico Augusto. <br /><br />Come per il Pertini si devono aggirare alcuni crinali che scendono dalle propagini del gruppo del Sassopiatto. Aggirato l'ultimo si vede il rifugio, si scende all'interno di una valletta e si risale gli ultimi metri ripidi fino al rifugio. <br /><br />Da qui in breve si arriva ad una selletta sotto il Col Rodella e si scende verso il passo Sella. Ci teniamo alti sulla sinistra e tra prati superiamo l'ultimo crinale che scende da Punta Groham per poi puntare alla partenza della telecabina che porta alla forcella del Sassolungo, nostro punto di arrivo della giornata. Marco arriva entusiasta anche se stanco morto, alla fine ha percordo svariati chilometri, superando oltre 1000 metri di dislivello. Il giro è stupendo, facile e consigliabile a chiunque, ci regala scorci meravigliosi ed ambienti unici, nel cuore delle dolomiti.<br /><br /><br /><b>Percorso</b>:<br />Partenza telecabine Sassolungo - Rifugio Toni Demetz 1ora e 15 minuti<br />Rifugio Toni Demetz - Rifugio Vicenza: 30 minuti<br />Rifugio Vicenza - Rifugio Sassopiatto: 1ora e 30 minuti<br />Rifugio Sassopiatto - Rifugio Pertini: 30 minuti<br />Rifugio Pertini - Rifugio Federico Augusto: 30 minuti<br />Rifugio Federico Augusto - Partenza telecabine Sassolungo: 40 minuti<br /><br />Totale: circa 5 ore.<br /><br /><i>Effettuata il 17 luglio 2010 (Federico, Chiara, Vincenzo, Marco).</i><br /><br /><br /></p>
<div>
<table class="contenttable"><caption>Caratteristiche dell'escursione</caption>
<tbody>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_difficulty_06.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
<td>semplice</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_dislivello_07.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
<td>1000 m</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_tools_06.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
<td>normale dotazione per escursioni.</td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="1"><img src="uploads/RTEmagicC_orologio_07.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
<td rowspan="1">5 ore</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_star_06.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
<td>Itinerario bello, panorami mozzafiato, molto facile</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
]]></content:encoded><category>Escursioni Facili</category>
<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 18:00:00 -0400</pubDate>
</item><item>
<title>Via Sole e Pioggia - Placche di Dro</title>
<link>http://www.mountain-experience.it/le-esperienze/articoli/archive/2010/aprile/article/via-sole-e-piogge-placche-di-dro.html</link>
<description>Una via divertente su una parete molto particolare. Da consigliare a chi si avvicina...</description><content:encoded><![CDATA[
<p>Giuliano e Fabrizio mi avevano parlato di questa parete e delle sue belle e facili vie, poi il fatto che ci andava anche il corso di roccia, mi ha spinto ad agregarmi ed insieme con Chiara affrontare questa piacevole salita. Lasciata la strada che da Arco va a Dro, si prende una stradina sterrata nei pressi di un vigneto (appena prima dell'uscita per il monte Bondone). Sulla destra si vede in evidenza sul monte una parete poco inclinata caratterizzata dalla presenza di placche e vegetazione.<br />Si procede per la stradina fino nei pressi di una cava (vigneti), dove parte un bel sentiero. Si segue il sentiero da prima ampio fino ad entrare nel bosco, proseguendo ancora un po si raggiunge un sasso su cui è indicata la prima deviazione per la pima via &quot;<i>La prima lezione per i piedi</i>&quot;. Superatala si prosegue fino a trovare l'indicazione in rosso per Sole e Pioggia, si sale qualche metro fino alla base della placonata dove si trova un cordino in una clessidra.<br /><br />Salita: </p>
<table class="">
<tbody>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">1° tiro:</td>
<td>Si sale dapprima dritti fino al primo spit, poi si traversa completamente verso destra su roccia bellissima fino a 2 spit di cui uno con anello al margine destro della vegetazione, dove si fa sosta (2 spit, 5a, 40 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">2° tiro</td>
<td>Si riparte e si traversa, questa volta a sinistra, con facile aderenza fino a sotto la vegetazione (2 spit, 4b, 35 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">3° tiro</td>
<td>Si esce a sinistra aggirando la vegetazione su un'altra placca, per poi iniziare a salire direttamente puntando ad un piccolo boschetto, la sosta è prima di entrare nel boschetto (2 spit, 4b, 45 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">4° tiro</td>
<td>Si attraversa la vegetazione salendo direttamente fino ad uscire sulla placconata superiore (2 spit, 4a, 20 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">5° tiro</td>
<td>Si sale direttamente la placconata con divertente arrampicata in placca (la roccia è ottima), fino alla sosta posizionata sopra una rientranza della parete (2 spit, 5b, 50 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">6° tiro</td>
<td>Altro tiro bello, diretto lungo la placconata, gli spit sono sempre posizionati lunghi ma verticali (2 spit, 4c, 45 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="1" class="climbWayTableClsTD">7° tiro</td>
<td rowspan="1">E' l'ultimo dei tiri diretti sulla placconata si arriva sul limitare della prima vegetazione, proprio verso la fine della parete (2 spit, 4, 50 metri</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">8° tiro</td>
<td>Si sale prima a destra e poi aggirando alcune macchie erbose fino alla base di un muretto, dove si fa sosta (2 spit, 4a, 35 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">9° tiro</td>
<td>Puntare all'evidente cordino che sporge a sinistra del muretto, superare la fascia verticale con facile arrampicata e proseguire poi a sinistra e quindi verticalmente fino al bosco superiore, alla fine della placconata, dove si fa sosta (2spit, 4a,&nbsp;35 metri).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> Discesa:<br />Sempre mantendosi legati per sicurezza si attraversa a destra lungo una traccia di passaggio (non salire!) per circa 40/50 metri, fino ad un grande ometto di pietre al cui interno si trova il libro di via. Da qui, slegati, si segue la traccia di sentiero che a tratti ripidamente a tratti meno, scende velocemente verso la base del monte, fino a a sbucare su un sentiero più grande, seguirlo in discesa fino al sentiero che sale agli attacchi e quindi alle macchine (circa 30/40 minuti).<br /><br /><br /><i>Effettuata il 25 aprile 2010 da Federico e Chiara</i><br /><br /></p>
<div>
<table class="contenttable"><caption>Caratteristiche dell'escursione</caption>
<tbody>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_difficulty_05.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td>Arrampicata facile di 4a-5b (su placca molto rugosa)</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_dislivello_06.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td>250 m circa, 325 m di sviluppo</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_tools_05.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td>normale dotazione alpinistica</td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="1"><img src="uploads/RTEmagicC_orologio_06.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td rowspan="1">2 ore di salita, 40 minuti di discesa</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_star_05.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td>Divertente arrampicata in placca su terreno facile</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><b><br /></b></p>
</div>
]]></content:encoded><category>Arrampicate</category>
<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 18:00:00 -0400</pubDate>
</item><item>
<title>Orizzonti dolomitici - Piccolo Dain</title>
<link>http://www.mountain-experience.it/le-esperienze/articoli/archive/2010/aprile/article/orizzonti-dolomitici-piccoli-dain.html</link>
<description>Bella via, sulla parete del Limarò sul Piccolo Dain. Attacco molto sempilce, arrampicata molto...</description><content:encoded><![CDATA[
<p>Volevamo provare a fare la nostra prima via di arrampicata sulla Parete del Limarò sul Piccolo Dain. Abbiamo, quindi, deciso di fare la via &quot;orizzonti dolomitici&quot;, consigliata, tra l'altro dai miei amici Giuliano e Fabrizio. Parcheggiamo davanti a Vertical e a piedi risaliamo un tratto della strada che da Sarche va verso Pinzolo, appena prima del ponte sulla destra si lascia la statale per andare lungo una stradina privata fino al cancello della piccola diga dell'Enel (5 minuti).<br /><br />Arrivati al cancello troviamo già due ragazzi tedeschi che sono pronti a partire e poi dietro a noi c'è una cordata di 3 tedeschi (credo), che però, almeno il capocordata parla un po di italiano. Scopriamo quindi che i primi due fanno Amazonia, mentre i secondi sono con noi. Questo significa che non avremo punti di riferimento, ma come scopriremo, non ci serviranno vista la quantità e vicinanza dei rinvii.<br /><br />Salita: </p>
<table class="">
<tbody>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">1° tiro:</td>
<td>Si supera il primo tratto usufruendo eventualmente anche del cancello, si risale qualche metro e poi si traversa a sinistra fino a raggiungere facilmente la prima sosta (3 grandi anelli di ferro, IV, poi III, facile).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">2° tiro</td>
<td>Lasciata la sosta si continua a sinistra per poi salire fino ad un albero e superatolo si raggiunge la sosta (III, facile, 35 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">3° tiro</td>
<td>Ancora a sinistra per alcuni metri, poi lasciata la traversata su facile cengia, iniziare a salire fino alla base di una paretina che si risale facilmente fino a raggiungere una cengetta dove si trova la terza sosta (IV, IV+, facile, 35 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">4° tiro</td>
<td>Si sale sulla destra e poi su piccolo diedro e spigolo fino ad un terrazzino sulla destra (III, IV, facile, 35 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">5° tiro</td>
<td>Si sale leggermente e si inizia a traversare a sinistra per poi salire su alcune placche fino sotto un piccolo tettino. Si passa a sinistra raggiungengdo la sosta (IV+,V, abbastanza facile, 35 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">6° tiro</td>
<td>Si sale la lama a sinistra per qualche metro fino ad uscire sul terrazzino sopra la sosta si continua ancora un po' fino alla sosta (IV+,IV, facile, 35 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">7° tiro</td>
<td>Si traversa un po' verso sinistra per alcune placche e poi dritti fino ad una sosta (IV, facile, 35 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">8° tiro</td>
<td>Dalla sosta si va verso destra e poi a dritti fino ad una sosta alla base di un diedro dove c'è il libro di vetta, anche se quando l'ho fatta io c'erano solo dei fogli stropicciati(IV, facile, 35 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">9° tiro</td>
<td>Si sale il diedro, prima nel mezzo e verso la fine (sporco di terra e massi instabili) a sinistra fino ad una sosta sotto una paretina leggermente strapiombante (III, IV, facile, 35 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">10° tiro</td>
<td>Si supera lo strapiombo leggermente a destra (grandi lame) con un passaggio atletico, ma facile, poi si sale per qualche metro dritti ed infine a sinistra per poi raggiungere la sosta a destra (IV+, V-, abbastanza facile, 25 metri).</td>
</tr>
<tr>
<td class="climbWayTableClsTD">11° tiro</td>
<td>Si segue il canale terroso sulla destra fino ad una rete di recinzione per la caduta massi dove si fa sosta (II, facile, 30 metri).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> Discesa:<br />La discesa si svolge, dapprima, lungo la traccia di sentiero che sale nel boschetto, fino ad incontrare nei pressi di una roccia il sentiero che scende dal Piccolo Dain, e poi lungo quest'ultimo (è anche il sentiero di discesa dalla ferrata Pisetta). Dapprima in mezzo al boschetto, diventa poi più ripido ed esposto (alcuni cavi facilitano la discesa), fino a raggiungere il bosco sopra il paese di Sarche e quindi esce nei pressi del palazzetto dello sport e quindi davanti al parcheggio di Vertical (circa 30/40 minuti).<br /><br /><br /><i>Effettuata il 24 aprile 2010 da Federico e Chiara</i><br /><br /></p>
<div>
<table class="contenttable"><caption>Caratteristiche dell'escursione</caption>
<tbody>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_difficulty_04.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td>Arrampicata di IV, V-</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_dislivello_05.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td>250 m circa, 320 m di sviluppo</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_tools_04.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td>normale dotazione alpinistica</td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="1"><img src="uploads/RTEmagicC_orologio_05.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td rowspan="1">3 ore di salita, 40 minuti di discesa</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_star_04.jpg.jpg" width="40" height="40" alt="" /></td>
<td>Divertente arrampicata su terreno relativamente facile</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><b><br /></b></p>
</div>
]]></content:encoded><category>Arrampicate</category>
<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 18:00:00 -0400</pubDate>
</item><item>
<title>Traversata dell'Adamello alla testata della Val di Genova</title>
<link>http://www.mountain-experience.it/le-esperienze/articoli/archive/2009/settembre/article/traversata-delladamello-alla-testat-della-val-di-genova.html</link>
<description>Escursione sui ghiacciai dell'Adamello, con un percorso impegnativo il primo giorno ed una salita e...</description><content:encoded><![CDATA[
<p>Entrati nella bellissima e selvaggia Val di Genova si segue la strada asfaltata (attenzione al pagamento, per parcheggiare alla fine della valle si paga 8 €, altrimenti bisogna entrare dopo le 17), che si conclude presso la Malga Bedole. Da qui una comodo carrozzabile sterrata risale con alcune curve un piccolo risalto boscoso dove è situato il rifugio Bedole, prima tappa del nostro giro. Il rifugio è molto carino, comodo e con dei gestori molto cortesi ed ospitali.<br /><br />Il giorno successivo, lasciato il rifugio, si segue la strada sterrata, prima passando su un ponte di legno e poi fino al suo termine, presso la partenza della teleferica del rifugio Mandrone.<br /><br />Da qui si segue l'indicazione per il rifugio Lobbia, il tempo indicato è di circa 4 ore e mezza. Lasciata la valle principale ci inoltriamo verso il Matarot, un sentiero nel bosco, tra una folta vegetazione sale serpeggiando fino ad uscire in un bacino alluvionale caratterizzato da prati e torrenti. Si attraversa il torrente su un robusto ponte di legno e si sale sul lato sinistro orografico (destro per chi sale) della valle.<br /><br />Il percorso si fa più impegnativo, si sale praticamente tra grossi blocchi sul letto di un torrente, attorniati da una folta vegetazione. Si guadagna con fatica quota, stando attenti, perché un'eventuale caduta sui grandi massi (spesso scivolosi) avrebbe conseguenze abbastanza gravi (per le nostre gambe). Infine si esce su un pianoro con grandi massi. <br />Da qui si sale ancora su terreno di sfasciumi, risalendo infine, nei pressi della testata della valle su terreno franoso, fino alla base delle grandi placconate, dove ha inizio il sentiero attrezzato. Un cavo d'acciaio permette il superamento di liscie lastre di granito resti dell'ormai ritirato ghiacciaio della Lobbia. Superato, quindi, questo tratto con l'aiuto della fune e di pioli di acciaio si raggiunge un tratto meno ripido caratterizzato dalla presenza di sfasciumi e grossi blocchi e lastre di granito.<br /><br />Infine si giunge nei pressi della lingua del ghiacciaio, ma anziché scendere sulla superficie, si risale ancora sulla sponda del ghiacciaio salendo fra grossi massi, aggirando la base della Lobbia Alta sempre seguendo i segni sul sentiero si perviene sul ghiacciaio appena prima del passo della Lobbia, che si raggiunge con un breve tra sfasciumi e blocchi, quindi proseguendo si perviene al già ben visibile rifugio della Lobbia. Anche se il tempo non aiutava, infatti stava nevicando, decidiamo di raggiungere la Cima della Lobbia Alta. <br /><br />Lasciato il rifugio, risaliamo verso il Passo, ma prima di raggiungerlo iniziamo a salire lungo il percorso segnato, ma comunque impegnativo tra grossi massi instabili. Durante la nostra salita il tempo molto inclemente, non ci permette di vedere&nbsp; nulla delle cime e del panorama che ci circonderebbe. In ogni caso continuiamo a salire verso la cima, facendo attenzione al sottile strato di neve che inizia a posarsi sulle rocce, ma facilitati dal fatto di non avere lo zaino pesante della precedente salita, in breve raggiungiamo la cima. Dopo qualche foto di rito iniziamo la discesa. Finalmente il tempo ci permette la visione di un bel panorama, di fronte a noi vediamo la cresta che sale dal Passo della Lobbia fino alla Cresta Croce e poi fino al cannone e al Dosson di Genova, a sinistra vediamo il Crozzon di Lares e successivamente il Corno di Cavento. In breve riscendiamo al rifugio e concludiamo la nostra seconda giornata di escursione.<br /><br />Alle sei meno un quarto lasciamo il rifugio e dopo aver raggiunto il passo iniziamo la discesa verso il ghiacciaio della lobbia. Ci mettiamo i ramponi, ci leghiamo in cordata e iniziamo la salita verso la Cresta croce. Anzicchè dirigerci verso una sella che condurrebbe verso la cresta, a causa di un fraintendimento con il gestore, decidiamo di aggirare due speroni rocciosi che scendono dalla cima e dopo una serie di percorsi su misto, che hanno reso molto più interessante l'itinerario, raggiungiamo la base di una parete rocciosa sotto una sella sulla cresta principale, dove vediamo una lunga catena. <br /><br />Il gestore ci aveva parlato di una catena che permetteva di salire verso il cannone italiano lasciato a monito dalla prima guerra mondiale. La corda non è direttamente raggiungibile perchè si trova circa 5 metri sopra il bordo del ghiacciaio, a causa dello scioglimento del ghiacciaio. <br /><br />Dopo che alcuni di noi hanno provato a salire decidiamo di rinunciarci, a causa della complessità del tratto di corda fissa che abbiamo sistemato per raggiungere la catena. Anche la catena non è sicuramente sistemata in maniera da facilitare la salita anche a chi non è un vero e proprio arrampicatore. La lunghezza del percorso verso l'auto, infine ci spinge a rinunciare alla salita del cannnone, e a ritornare sui nostri passi verso il passo della lobbia. <br /><br />Da qui, iniziamo la discesa verso il ghiacciaio del Mandrone. La prima parte della discesa è poco pendente, tra&nbsp; resti delle baracche degli alpini della prima guerra mondiale. poi, prima di collegarsi con la lingua principale del ghiacciaio, si inizia ascendere più rapidamente. Il ghiacciaio inizia a rilasciare tutto il materiale che ha accumulato surante gli anni della guerra, baracche o meglio legno residuo, scarponi o suole, latta ed anche ossa, ossa di poveri alpini o soldati tedeschi che sono stati inglobati dal ghiacciaio che ora inizia a restituire.<br /><br />Raggiunta la base della lingua principale, scendiamo sul lato destro nei pressi della morena. raggiunto il cambio di pendenza tra grossi seracchi attraversiamo il ghiacciaio (attenzione allo spessore del ghiaccio). Infine attraversiamo in diagonale puntando verso una selletta rocciosa, dall'altro lato del ghiacciaio.<br /><br />Da qui prendiamo il sentiero che si dirige verso la conca dove sono incastonati i bellissimi laghetti del Mandrone. Dapprima si scende tra grandi massi, fino a raggiungere una bellissima balza sopra la val di genova con un bellissimo panarama, seguendo con continui sali e scendi si raggiunge il lago del mandorle, costeggiando il suo lato verso la val di Genova. <br /><br />Da qui si prosegue fino a raggiungere una zona acquitrinosa appena sotto il rifugio. Ancora un ultimo strappato e raggiungiamo il rifugio. Dopo una piccola pausa per recuperare (anche perché stava piovendo), seguiamo le indicazioni per il museo geologico &quot;Payer&quot;, dopo 5 minuti raggiungiamo la struttura che ospita il centro geologico, seguiamo ancora il sentiero che taglia il pendio e che con alcune svolte perde quota. Il sentiero prosegue tagliando i pendii, fino a raggiungere una zona caratterizzata da mughi, presso i quali si inizia a scendere e raggiungere un breve tratto attrezzato che assicura un sentiero molto esposto.<br /><br />Ancora un tratto in piano e si raggiunge una zona boscosa dove si inizia la lunga discesa verso il rifugio Bedole. con continue curve il sentiero scende verso il fondo valle mantenendosi sempre nel bosco. Raggiunto un bel ponticello in legno lo si attraversa e si inizia l'ultima parte del percorso che sempre nel bosco raggiunge infine il rifugio bedole. Da qui in 15 minuti si raggiungono le auto alla fine della strada della val di Genova.<br /><br /><b>Percorso</b>:<br /><b><i>1° giorno</i></b><br />Parcheggio Val di Genova - Rifugio Bedole 15 minuti<br /><b><i>2° giorno</i></b><br />Rifugio Bedole - sentiero del Materot - Rifugio Lobbia 5 ore<br />Rifugio Lobbia - Lobbia Alta e ritorno 1,15 ore<br /><i><b>3° giorno</b></i><br />Rifugio Lobbia - Cresta del Cannone e ritorno 4 ore<br />Rifugio Lobbia - Rifugio Mandrone 2,30 ore<br />Rifugio Mandrone - Rifugio Bedole 2 ore<br />Rifugio Bedole - Parcheggio in Val di Genova 15 minuti<br /><br /><i>Effettuata il 11-12-13 settembre 2009 (42° Corso di Alpinismo del CAI Padova).</i><br /><br /></p>
<div>
<table class="contenttable"><caption>Caratteristiche dell'escursione</caption>
<tbody>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_difficulty_03.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
<td>escursione su ghiaccio impegnativa</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_dislivello_04.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
<td>1600 m circa</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_tools_03.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
<td>attrezzatura da ghiacciaio</td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="1"><img src="uploads/RTEmagicC_orologio_04.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
<td rowspan="1">15 minuti il 1° giorno, 6,15 ore il 2° giorno, 8 ore circa il 3° giorno</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="uploads/RTEmagicC_star_03.jpg.jpg" height="40" width="40" alt="" /></td>
<td>Bella traversata, impegnativa e su terreni su cui si è combattuta la 1° guerra mondiale</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><b><br /></b></p>
</div>
]]></content:encoded><category>Alpinismo su ghiaccio</category>
<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 18:00:00 -0400</pubDate>
</item></channel></rss>
