Archivio

    Categorie

    giugno 2011
    l m m g v s d
    « dic   lug »
      1 2 3 4 5
    6 7 8 9 10 11 12
    13 14 15 16 17 18 19
    20 21 22 23 24 25 26
    27 28 29 30  

    Val Vajolet, Vallon Antermoia, Val di Lausa Passo delle scalette

    25 giugno 2011

    L'idea di questo giro mi è venuta quando ho promesso ai miei nipoti Nicolò e Marco di portarli a fare un giro in montagna con la possibilità di pernottare in rifugio. Per Marco, poi, era la prima esperienza di una notte in rifugio.

    La scelta è stata indirizzata nel rifugio Antermoia perchè un po al di fuori delle normali rotte degli escursionisti e quindi un po meno affollato. Ho avuto poi la possibilità di conoscere Almo Giambisi, bravo gestore del rifugio e di cui Giuliano mi aveva lungamente tessuto le lodi.

    Arriviamo in mattinata a Pera di Fassa e parcheggiamo agli impianti di risalita che salgono in Gardeccia. Questo è anche il punto di partenza dei pulmini che salgono alla conca della Gardeccia, con 9 € (gratis i bambini fino a 5 anni) si può fare andata e ritorno. In 15 minuti circa si arriva al rifugio Gardeccia (1950 m), nostro punto di partenza.

    Indossati gli zaini (il mio era particolarmente pesante perchè avevo anche il materiale da ferrata per Marco, la picozza e 20 metri di corda) iniziamo a salire verso il rifugio Vajolet, da prima ripidamente lungo 2 tornanti, poi in falsopiano fino alla base delle Porte Negre i due grandi bastioni che bloccano l'accesso alla Val del Vajolet e su cui sono situati i rifugi Vajolet e Preuss. Da qui si sale sulla sinistra sotto le imponenti pareti del Catinaccio e di Punta Emma, la punta che Tita Piaz, grandissimo alpinista di inizio secolo scorso, intitolò alla cuoca del rifugio Vajolet.Con ripide svolte guadagniamo quota e raggiungiamo la balza rocciosa dove è situato il rifugio Vajolet (2213 m).

    Marco, che ha come scopo principale del giro la collezione di targhette dei rifugi (ha 7 anni), non si lascia scappare l'occasione e insieme a suo padre e a sua zia compre le targhette sia del Vajolet che del Preuss. Con questo giro dobbiamo superare il record di 5 medagliette prese nell'anello del Sassopiatto.

    Dopo questa breve sosta, ripartiamo lungo la Val del Vajolet e ci dirigiamo al Passo del Principe. Lasciamo dietro di noi l'imponente mole del Catinaccio prinicpale e le poco visibili (almeno per la loro immagine classica) Torri del Vajolet.
    Di fronte a noi, però si staglia imponente il Catinaccio d'Antermoia, cima più alta del gruppo. il sentiero sale tranquillo per tutta la valle, però negli ultimi metri inizi a salire rapisamente guadagnando quota per arrviare ai 2599 metri del Passo Principe ed al rifugio omonimo. Questo rifugio è posto proprio incastarto nella roccia ed è satto da poco ricostruito, ora è molto carino ed ospitale.

    L'idea iniziale era di portare Marco e Nicolò a fare la loro prima ferrata, la ferrata d'Antermoia, ma la notevole neve che troviamo e le parole del gestore mi fanno dubitare sulla possibilità di risalirla. La neve in acluni tratti ha nascosto il cavo, per cui la salita sarebbe stata lenta e complessa, soprattutto per la presenza dei bambini. Decidiamo quindi, di salire al Passo d'Antermoia, il punto più alto che toccheremo durante questo bel giro. Siccome Marco è piccolo e il pendio e di conseguenza il sentiero verso il passo è coperto dalla neve, decido di legarlo a me con una conserva corta (in pratica lo lego con la corda), in questo modo gli faccio provare la sensazione di indossare l'imbracatura.

    Dal passo Principe scendiamo qualche metro per poi riprendere la salita. Nel primo tratto il sentiero sgombro non ci da alcuna preoccupazione e saliamo abbastanza veloci, poi rallentiamo ed io e Marco superiamo con attenzione le varie lingue di neve che ricoprono il sentiero. Marco inizia a sentiere un po la fatica e la progressione cala. Raggiungiamo dapprima una sella, ma non è il passo ed allora lo sprono ad andare avanti che il passo è di lì a poco. Infatti in breve raggiungiamo il Passo d'Antermoia (2770 m) circondato da cime innevate.

    La discesa dal Passo avviene un po più a sinistra del sentiero, perchè questo è ricoperto di neve, ma in breve si scende nel Vallon d'Antermoia, lasciando a sinistra il sentiero che sale all'attacco della ferrata d'Antermoia (versante Est).
    Percorriamo il fondo del Vallone, raggiungendo il bellissimo lago d'Antermoia, una perla incastonata tra alti bastioni. Il sentiero aggira il lago sia nel suo lato settentrionale che in quello meridionale, ma quest'ultimo è impraticabile perchè la neve scende fino alle sponde del lago. Aggirato quindi il laghetto arriviamo al rifugio Antermoia. Il gestore ci da una camera da 16 persone che condivideremo con altri alpinisti. Marco e Nicolò, nel frattempo, si divertono recuperando energie che non avrei mai detto avessero ancora, ma i bambini sono così. Una buona cena e una chiacchierata con il disponibile Almo, ci portano sotto le coperte già a buon ora, a casa direbbero che siamo andati a letto con le galline.

    Alla mattina un'abbondante colazione ci permette di incamerare le energie per la giornata che ci aspetta. Le previsioni davano temperature ina umento e bel tempo, ma in realtà un vento molto forte che ha soffiato tutta la notte e che soffia tutt'ora ci obbliga a camminare ben riparati.

    Dopo aver sistemato i conti con il rifugio ed aver saluta il gestote e la simpatica cameriera spagnola Sandra, ci dirigiamo verso il passo di Lausa, la nostra prima meta per oggi.
    Il sentiero sale dietro il rifugio e subito ripidamente guadagna quota salendo tra roccette, fino a portarci su una cimetta sopra il rifugio, perdiamo subito quota per poi risalire nuovamente, fino a raggiungere una pianoro 100/150 metri sopra il lago d'Antermoia. Di fronte a noi si erge il Catinaccio d'Antermoia e le cime del Molignon a destra. Saliamo ancora seguendo i segnavia e dopo qualche macchia di neve raggiungiamo il Passo di Lausa (2700 m). Ancora in leggera salita arriviamo alla forcella che permette finalmente la discesa in Val di Lausa.

    Visto il tempo bello e l'orario, decido di salire a sinistra della forcella la cima di Lausa per avere la possibilità di scattare alcune foto alla sottostante Val di Fassa. Ripreso il sentiero scendiamo lungo la traccia sempre segnata che dapprima verso sinistra ci fa perdere quota, infine con ripide svolte e un nevaio (presente nel periodo in cui l'abbiamo fatto noi, cioè ad inizio stagione) si raggiunge il fondo della Valle. La Valle di Lausa è una cosa particolare: relativamente larga è circondata da pareti verticali che la chiudono lateralmente, mentre  nella parte superiore un ripido pendio scende dal passo di Lausa. Il fondo della valle assomiglia un po ad un mondo alieno, come la luna, arido e senza un filo d'erba. Verso la fine, invece un bel prato chiude la valle, prima che si tuffi nel canalone sottostante. Un profondo canalone pieno di neve scende ripidamente nel fondo, superiamo una diga di sassi che probabilmente nel passato chiudeva un lago che ora è asciutto. Da qui si sale ripidamente ma in breve al Passo delle Scalette, che in realtà più che un passo è un separatore tra la piatta valle superiore e la ripida e profonda parte inferiore. Sulla destra parte il sentiero che in leggera salita porta ad una forcella da cui poi è possibile scendere al rifugio Vajolet.

    Il cartello al passo indica verso il basso Sentiero delle Scalette (EEA, solo per esperti), è il nostro step successivo e la tipologia di percorso si evidenzia subito: una serie ripidissima di svolte spesso sulla roccia fa perdere quota ed in breve con passo sicuro raggiungiamo il tratto di cavo d'acciao. Questa prima parte richiede passo sicuro, un eventuale caduta avrebbe ripercussioni serie. Lego Marco a me con la corda che mi ero portato, ma per farlo sentiere più importante gli metto anche un cordino con dissipatore e moschettone, così sisente di fare la ferrata da solo. Nicolò invece la fa effettivamente da solo con imbracatura, caschetto e kit da ferrata. In realtà è un tratto attrezzato molto semplice che per chi ha passo sicuro ed esperienza può fare in tranquillità, ma come sempre la sicurezza non è mai troppa.

    Senza nessun problema anche i due ragazzi, assistiti da noi, completano questo breve tratto ed iniziamo il passaggio successivo. A questo punto si apre la visuale verso il basso ed iniziamo a vedere il sentiero che 200 metri più in basso taglia la base dei Dirupi di Larsec e conduce a destra. Bellissmo è il contrasto tra il canalone che stiamo facendo dal fondo ghiaioso e terroso che scende profondo i tranquilli e verdi pascoli del Ciampediè che ci fanno da sfondo dinnanzi.
    Proseguiamo la discesa sul sentiero tra terriccio mobile e ghiaino per poi ritrovare tratti rocciosi, ci spostiamo sulla destra fino alla base delle pareti ed infine ci rispostiamo sulla sinistra sotto uno sperone roccioso, dove il canale scende a destra tra grandi massi.

    Troviamo ancora neve e ghiaccio, incassate nel fondo del canalone, prestando attenzione a dove mettiamo i piedi scendiamo sul bordo tra la neve e la roccia, dove si è formata una specie di trincea e raggiungiamo la parete di destra del canalone, risaliamo un piccolo pendio coperto di detriti e arriviamo sull'ultimo sperone. Da qui scendiamo con molta attenzione un canalone terroso e franoso (stanno attrezzando un tratto di ferratina per evitare di scendere in questo canale). Facendo attenzione nel punto in cui abbandoniamo il canale, ci portiamo finalmente nel bosco.

    Si attraversa il bosco ed un secondo tratto franoso per poi ritornare nel boscoche ci allieta per la sicurezza, finalmente, del passo. Superiamo la base di una parete strapiombante e ci dirigiamo verso il visibile rifugio Gardeccia. Infine, lasciato il bosco tra ghiaioni e mughi, raggiungiamo la strada che sale al rif. Gardeccia ed in breve il piazzale antistante il rifugio. Il giro è finito, ma la gioia per i bei posti è rimasta, anzi già i ragazzi chiedono di nuove escursioni.

    <b>Percorso</b>:
    Primo giorno
    Partenza Rifugio Gardeccia - Rifugio Vajolet 30 minuti
    Rifugio Vajolet - Rifugio Passo Principe: 1 ora  e 30 minuti
    Rifugio Principe - Rifugio Antermoia: 1 ora e 15 minuti

    Secondo giorno
    Rifugio Antermoia - Rifugio Gardeccia: 3 ore e 30 minuti

    Effettuata il 25 e 26 giugno 2011 (Federico, Chiara, Vincenzo, Marco, Nicolò e Fabrizio).


    Caratteristiche dell'escursione
    semplice
    900 m il primo giorno e circa 200 m il secondo
    normale dotazione per escursioni.
    3 ore e 15 minuti il primo giorno e 3 ore e 30 minuti il secondo
    Itinerario bello, panorami mozzafiato, da prestare attenzione

    Autore: Federico Bernardin

    Categoria: Escursioni impegnative

    lasciate un commento

    6 Risultati per “Val Vajolet, Vallon Antermoia, Val di Lausa Passo delle scalette”

    1. Marnie scrive: Lot of smarts in that posignt! http://jhsqfubaxmu.com [url=http://jqvieulopa.com]jqvieulopa[/url] [link=http://pisfbrdcw.com]pisfbrdcw[/link]

      1
    2. Gabrielle scrive: This arlicte went ahead and made my day.

      2
    3. Gert scrive: And to think I was going to talk to soneome in person about this. http://pccjrxcomup.com [url=http://cnpzhkvyh.com]cnpzhkvyh[/url] [link=http://wilhujeywyh.com]wilhujeywyh[/link]

      3
    4. Lore scrive: Keep it coming, wrirste, this is good stuff.

      4
    5. Lavon scrive: Great inshtig. Relieved I'm on the same side as you.

      5
    6. lucia scrive: Complimenti!!!
      Bello il resoconto e belle le foto. Un evviva ai ragazzi. Il vallone dell'Antermoia con il suo lago è il posto pervaso della magia della montagna.

      6

    Lascia una Risposta

    I campi indicati con * sono obbligatori.

    ricordati i miei dati

    Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM