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    Traversata dell'Adamello alla testata della Val di Genova

    11 settembre 2009

    Entrati nella bellissima e selvaggia Val di Genova si segue la strada asfaltata (attenzione al pagamento, per parcheggiare alla fine della valle si paga 8 €, altrimenti bisogna entrare dopo le 17), che si conclude presso la Malga Bedole. Da qui una comodo carrozzabile sterrata risale con alcune curve un piccolo risalto boscoso dove è situato il rifugio Bedole, prima tappa del nostro giro. Il rifugio è molto carino, comodo e con dei gestori molto cortesi ed ospitali.

    Il giorno successivo, lasciato il rifugio, si segue la strada sterrata, prima passando su un ponte di legno e poi fino al suo termine, presso la partenza della teleferica del rifugio Mandrone.

    Da qui si segue l'indicazione per il rifugio Lobbia, il tempo indicato è di circa 4 ore e mezza. Lasciata la valle principale ci inoltriamo verso il Matarot, un sentiero nel bosco, tra una folta vegetazione sale serpeggiando fino ad uscire in un bacino alluvionale caratterizzato da prati e torrenti. Si attraversa il torrente su un robusto ponte di legno e si sale sul lato sinistro orografico (destro per chi sale) della valle.

    Il percorso si fa più impegnativo, si sale praticamente tra grossi blocchi sul letto di un torrente, attorniati da una folta vegetazione. Si guadagna con fatica quota, stando attenti, perché un'eventuale caduta sui grandi massi (spesso scivolosi) avrebbe conseguenze abbastanza gravi (per le nostre gambe). Infine si esce su un pianoro con grandi massi.
    Da qui si sale ancora su terreno di sfasciumi, risalendo infine, nei pressi della testata della valle su terreno franoso, fino alla base delle grandi placconate, dove ha inizio il sentiero attrezzato. Un cavo d'acciaio permette il superamento di liscie lastre di granito resti dell'ormai ritirato ghiacciaio della Lobbia. Superato, quindi, questo tratto con l'aiuto della fune e di pioli di acciaio si raggiunge un tratto meno ripido caratterizzato dalla presenza di sfasciumi e grossi blocchi e lastre di granito.

    Infine si giunge nei pressi della lingua del ghiacciaio, ma anziché scendere sulla superficie, si risale ancora sulla sponda del ghiacciaio salendo fra grossi massi, aggirando la base della Lobbia Alta sempre seguendo i segni sul sentiero si perviene sul ghiacciaio appena prima del passo della Lobbia, che si raggiunge con un breve tra sfasciumi e blocchi, quindi proseguendo si perviene al già ben visibile rifugio della Lobbia. Anche se il tempo non aiutava, infatti stava nevicando, decidiamo di raggiungere la Cima della Lobbia Alta.

    Lasciato il rifugio, risaliamo verso il Passo, ma prima di raggiungerlo iniziamo a salire lungo il percorso segnato, ma comunque impegnativo tra grossi massi instabili. Durante la nostra salita il tempo molto inclemente, non ci permette di vedere  nulla delle cime e del panorama che ci circonderebbe. In ogni caso continuiamo a salire verso la cima, facendo attenzione al sottile strato di neve che inizia a posarsi sulle rocce, ma facilitati dal fatto di non avere lo zaino pesante della precedente salita, in breve raggiungiamo la cima. Dopo qualche foto di rito iniziamo la discesa. Finalmente il tempo ci permette la visione di un bel panorama, di fronte a noi vediamo la cresta che sale dal Passo della Lobbia fino alla Cresta Croce e poi fino al cannone e al Dosson di Genova, a sinistra vediamo il Crozzon di Lares e successivamente il Corno di Cavento. In breve riscendiamo al rifugio e concludiamo la nostra seconda giornata di escursione.

    Alle sei meno un quarto lasciamo il rifugio e dopo aver raggiunto il passo iniziamo la discesa verso il ghiacciaio della lobbia. Ci mettiamo i ramponi, ci leghiamo in cordata e iniziamo la salita verso la Cresta croce. Anzicchè dirigerci verso una sella che condurrebbe verso la cresta, a causa di un fraintendimento con il gestore, decidiamo di aggirare due speroni rocciosi che scendono dalla cima e dopo una serie di percorsi su misto, che hanno reso molto più interessante l'itinerario, raggiungiamo la base di una parete rocciosa sotto una sella sulla cresta principale, dove vediamo una lunga catena.

    Il gestore ci aveva parlato di una catena che permetteva di salire verso il cannone italiano lasciato a monito dalla prima guerra mondiale. La corda non è direttamente raggiungibile perchè si trova circa 5 metri sopra il bordo del ghiacciaio, a causa dello scioglimento del ghiacciaio.

    Dopo che alcuni di noi hanno provato a salire decidiamo di rinunciarci, a causa della complessità del tratto di corda fissa che abbiamo sistemato per raggiungere la catena. Anche la catena non è sicuramente sistemata in maniera da facilitare la salita anche a chi non è un vero e proprio arrampicatore. La lunghezza del percorso verso l'auto, infine ci spinge a rinunciare alla salita del cannnone, e a ritornare sui nostri passi verso il passo della lobbia.

    Da qui, iniziamo la discesa verso il ghiacciaio del Mandrone. La prima parte della discesa è poco pendente, tra  resti delle baracche degli alpini della prima guerra mondiale. poi, prima di collegarsi con la lingua principale del ghiacciaio, si inizia ascendere più rapidamente. Il ghiacciaio inizia a rilasciare tutto il materiale che ha accumulato surante gli anni della guerra, baracche o meglio legno residuo, scarponi o suole, latta ed anche ossa, ossa di poveri alpini o soldati tedeschi che sono stati inglobati dal ghiacciaio che ora inizia a restituire.

    Raggiunta la base della lingua principale, scendiamo sul lato destro nei pressi della morena. raggiunto il cambio di pendenza tra grossi seracchi attraversiamo il ghiacciaio (attenzione allo spessore del ghiaccio). Infine attraversiamo in diagonale puntando verso una selletta rocciosa, dall'altro lato del ghiacciaio.

    Da qui prendiamo il sentiero che si dirige verso la conca dove sono incastonati i bellissimi laghetti del Mandrone. Dapprima si scende tra grandi massi, fino a raggiungere una bellissima balza sopra la val di genova con un bellissimo panarama, seguendo con continui sali e scendi si raggiunge il lago del mandorle, costeggiando il suo lato verso la val di Genova.

    Da qui si prosegue fino a raggiungere una zona acquitrinosa appena sotto il rifugio. Ancora un ultimo strappato e raggiungiamo il rifugio. Dopo una piccola pausa per recuperare (anche perché stava piovendo), seguiamo le indicazioni per il museo geologico "Payer", dopo 5 minuti raggiungiamo la struttura che ospita il centro geologico, seguiamo ancora il sentiero che taglia il pendio e che con alcune svolte perde quota. Il sentiero prosegue tagliando i pendii, fino a raggiungere una zona caratterizzata da mughi, presso i quali si inizia a scendere e raggiungere un breve tratto attrezzato che assicura un sentiero molto esposto.

    Ancora un tratto in piano e si raggiunge una zona boscosa dove si inizia la lunga discesa verso il rifugio Bedole. con continue curve il sentiero scende verso il fondo valle mantenendosi sempre nel bosco. Raggiunto un bel ponticello in legno lo si attraversa e si inizia l'ultima parte del percorso che sempre nel bosco raggiunge infine il rifugio bedole. Da qui in 15 minuti si raggiungono le auto alla fine della strada della val di Genova.

    <b>Percorso</b>:
    <b>1° giorno</b>
    Parcheggio Val di Genova - Rifugio Bedole 15 minuti
    <b>2° giorno</b>
    Rifugio Bedole - sentiero del Materot - Rifugio Lobbia 5 ore
    Rifugio Lobbia - Lobbia Alta e ritorno 1,15 ore
    <b>3° giorno</b>
    Rifugio Lobbia - Cresta del Cannone e ritorno 4 ore
    Rifugio Lobbia - Rifugio Mandrone 2,30 ore
    Rifugio Mandrone - Rifugio Bedole 2 ore
    Rifugio Bedole - Parcheggio in Val di Genova 15 minuti

    Effettuata il 11-12-13 settembre 2009 (42° Corso di Alpinismo del CAI Padova).

    Caratteristiche dell'escursione
    escursione su ghiaccio impegnativa
    1600 m circa
    attrezzatura da ghiacciaio
    15 minuti il 1° giorno, 6,15 ore il 2° giorno, 8 ore circa il 3° giorno
    Bella traversata, impegnativa e su terreni su cui si è combattuta la 1° guerra mondiale

    <b>
    </b>

    Autore: Federico Bernardin

    Categoria: Alpinismo su ghiaccio

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    1 Risultato per “Traversata dell'Adamello alla testata della Val di Genova”

    1. lillia scrive: e' sempre stato un mio sogno arrivare alla Lobbia.La prima volta tanto tempo fa' con i figli piccoli sono arrivata fin sotto l'ultimo pianoro di sassi e poi siamo ritornati alla base. Ora vedere queste foto chi chiedo se un giorno anch'io riusciro' ad ammirare tanta bellezza.

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