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    Minigiro delle tredici cime (dal cevedale al Palon de la Mare)

    15 agosto 2009

    All'ingresso della Val Cedec (Arch. Bernardin)

    Finalmente partiamo con l'obiettivo di valutare la difficoltà dell'intero giro, sapendo già,però, che ne le condizioni dell'ambiente nè le nostre ci permeteranno di completarlo.

    Partiamo dal parcheggio presso l'albergo dei Forni dentro l'omonima valle, 20 minuti da Santa Caterina Valfurva.
    Gli zaini sono molto pesanti, anche perchè non sappiamo ancora dove ci fermeremo nella nostra via alta.

    Dal parcheggio sotto l'albergo dei forni, seguiamo la stradina sterrata (su cui passano le jeep stracariche di persone per il rifugio Pizzini o Branca). Superato un ponricello sotto una cascata, raggiungiamo il bivio con il sentiero che va al Branca. lasciatolo sulla destra iniziamo la salita, raggiungendo in breve la malga dei Forni. Continuando sempre per la strada carrereccia, entriamo finalmente in Val Cedec, e proseguiamo in falso piano fino al ponte della Girella, che ci porta nel lato destro orografico della valle (la sinistra per chi sale), si continua in leggera salita lungo la strada (oppure eventualmente per il sentiero appena sotto, più verso il torrente, così si evita il passaggio delle jeep).

    Ancora un tratto in salita e si perviene al rifugio Pizzini, posto proprio sotto l'imponente piramide del Gran Zebrù ed ai piedi dei ghiacciai che scendono dal Cevedale (h 1.40). Lasciato il rifugio, proseguiamo verso la partenza della teleferica del rifugio Casati. Superato un breve tratto su ghiaia e superato il torrente che scende dalla Vedretta di Cedec (dove prima c'era l'omonimo laghetto), saliamo più ripidamente quasi fino alla stazione a valle della teleferica.

    Un sentiero scende sul greto di un torrente senza obbligarci a raggiungere la teleferica. Ora, superato su un ponticello il torrente, iniziamo la salita verso il passo del Cevedale, nostro obiettivo della giornata. Lo zaino pesante inizia a farsi sentire, ma senza badarci troppo proseguiamo. Sempre ripidamente con molte strette serpentine guadagnamo quota, anche se il rifugio invernale posto sulla cresta in alto sembra farsi gioco di noi, sembra sempre lì! Ancora un'altra svolta e guadagnamo la cresta che porta al passo. Alcuni metri ancora ci separano dalla cresta e dal rifugio Casati (h 1.50 dal rifugio Pizzini, h 3.20 dai Forni).

    La grande terrazza panoramica del rifugio, ci permette di ammirare il grande panorama glaciale del Cevedale. La cima principale si erge oltre i pendii della Vedretta del cevedale, dove gli ultimi piloni mezzi arrocati di un vecchia sciovia fanno scempio della bellezza della natura. Dietro il rifugio, prima la Cima di Solda, poi il Gran Zebrù danno l'idea della loro grandezza, più lontano la Vertana ed ancora oltre il Bernina completano il paesaggio.

    Dopo un buona cena, alla mattina alle 6 siamo sotto il rifugio ad indossare i ramponi e la corda per iniziare la salita alla prima delle tredici cime: il Monte Cevedale. Seguiamo la traccia che al centro della calotta glaciale sopra il rifugio si dirige verso l'ultimo pilone visibile della sciovia abbandonata. Superata con moderata pendenza il rpimo ripiano si arriva sul falso piano che in leggera salita ci porta sotto l'ultimo pendio prima della cresta finale. La traccia taglia verso destra la parete sempre con pendenza notevole, fino a raggiungere la crepaccia terminale, che in base alle condizioni può essere superata più o meno facilemente. Nel nostro caso non ha dato nessun problema.

    Ancora in salita raggiungiamo la cresta del Cevdale e poi in breve alla Cima (h 2 dal rifugio Casati). Dalla cima lo sguardo si posa su tutte le alpi tra il Bernina e il Brennero, sull'adamello, la Presanella, Le dolomiti, si intravede anche la cima della Marmolada. La giornata meravigliosa ci permette di godere di questo Panorama (con la P maiuscola). Il tempo corre e iniziamo la discesa verso il sottostante passo Rosole. la neve ancora dura, ci permette di scndere abbastanza velocemente lunga il ghiacciaio, tenendosi appena a sinistra della cresta rocciosa. Raggiunto il passo, seguiamo la cresta rocciosa fino sulla prima delle due del Monte Rosole. Scesi, quindi alla forcella tra le due elevazioni, il sentiero coninuerebbe lungo la affilata cresta fino alla seconda elevazione e da qui al bivacco Colombo (h 1 dal Cevedale). Purtoppo, noi, abbiamo seguito le tracce (sperando di evitare il marcio e il friabile del Monte Rosole, e siamo finiti in una zona con ancora più sfasciumi, scendendo un po su neve e un po su roccia con il riscio delle continue scariche. Perciò consiglio di proseguire per la cresta del Rosole fino al bivacco. Scesi alla base del monte Rosole, per la variante poco intelligente, iniziamo a salire verso la traccia che si dirige al Colle de la Mare. In realtà sul colle si sarebbe scesi dal bivacco, senza particolari difficoltà.

    La stagione avanzata o lo scioglimento repentino del ghiacciao de la Mare, ci obbliga a passare attraverso una zona fortemente crepacciata, fino a raggiungere la cresta che delimita il ghiacciaio de la Mare. Seguendo la cresta, ed aggirando gli affioramenti rocciosi, raggiungiamo il plateau superiore del Palon de la Mare. Saliti per il ripido endio superiore, raggiungiamo la cresta che in breve ci porta sulla cima del palon de la Mare (2,30 h dal Cevedale, 3,30 con la nostra deviazione). Il panorama anche qui è bellissimo, ma nubi da est salgono dietro al lago del Careser. Vista la situazione del ghiacciao fin qui trovata decidiamo di rinunciare alla nostra via alta verso il Vioz e poi il Gavia e decidiamo di concluderla su questa cima, puntando a scendere, quindi verso il Branca.

    Dalla cima si segue la cresta in parte rocciosa sulla destra, lasciano sulla sinistra quella che scenderebbe vesro il passo della Vedretta Rossa. Dopo circa 50 metri, un ripido pendio di neve e ghiaccio ci invita a cendere sulla vedretta sottostante, evitando così la cresta di sfasciumi sulla sinistra. Il pendio sui 40°, si dimostra ottimo ed in breve raggiungiamo il ghiacciao (prestare attenzione alla crepaccia terminale, pericolosa in caso di scivolata). In piano verso la cresta che cinge la Val Rosole, superiamo il plateau superiore del ghiacciaio.

    Superando come in un labirinto una vasta zona crepacciata, raggiungiamo il dente di roccia che delimita il cambio di pendenza del ghiacciaio. Ora in discesa su pendii più facili perdiamo quota e raggiungiamo la cresta rocciosa finale, che mette fine al nostro percorso su ghiaccio. Sotto di noi ora vediamo il percorso su morena che raggiunge il rifugio Branca. Se guendo le tracce su queste creste di sfasciumi scendiamo abbastanza agevolmente fino alla morena del ghiacciaio dei Forni, dove una volta le varie lingue terminali si univano, dando luogo al più grande ghiacciaio d'Europa. Ora in discesa lungo la cresta morenica, un centinaio di metri sopra quello che resta del ghiacciaio, raggiungiamo il rifugio Branca (1,30 h dal Palon de la Mare).

    Da qui, non prima di una buona birra (che alpinisti saremo altrimenti) scendiamo lungo la strada sterrata che abbastanza rapidamente ci porta al bivio con la carrereccia del rifugio Pizzini. Da qui in pochi minuti raggiun giamo il parcheggio e si conclude la nostra traversata Cevedale-Palon de la Mare.

    <b>Percorso</b>:
    <b>Primo giorno</b>
    Rifugio ai Forni - Rifugio Pizzini 1,40 ore
    Rifugio Pizzini - Rifugio Casati: 1,50 ore
    <b>Secondo giorno</b>
    Rifugio casati - Monte Cevedale: 2 ore
    Monte Cevedale - Passo Rosole - Cima Rosole - Bivacco Colombo: 1 ore
    BIvacco Colombo - Col de la Mare - Palon de la Mare: 1,30 ore
    Palon de la Mare - Rifugio Branca: 1,30 ore
    Rifugio Branca - Rifugio ai Forni: 30 minuti

    Effettuata il 14-15 agosto 2009 (Federico, Chaira, Davide e Marco).

    Caratteristiche dell'escursione
    molto impegnativa
    1000 m (primo giorno) + 1000 m (secondo giorno)
    attrezzaturada ghiaccio (corda, picozza, ramponi e casco
    3,20 ore (primo giorno), 6,30 ore (secondo giorno)
    Paesaggio mozzafiato, ambienti bellissimi, traversata impegnativa, soprattutto in funzione delle condizioni del ghiacciaio

    <b>
    </b>

    All'ingresso della Val Cedec (Arch. Bernardin)

    Rifugio Pizzini in Val Cedec (Arch. Bernardin)

    Segnaletica presso la teleferica del rifugio Casati (Arch. Bernardin)

    In salita sul sentiero che porta al Casati (Arch. Bernardin)

    Arrivo il primo giorno al rifugio Casati (Arch. Bernardin)

    Ghiacciaio e Monte Cevedale dal rifugio Casati (Arch. Bernardin)

    Salita verso il Monte Cevedale (Arch. Bernardin)

    Salita verso il Monte Cevedale (Arch. Bernardin)

    L'ultimo plateau, prima della salita finale al Cevedale (sula destra) (Arch. Bernardin)

    Appena dopo la crepaccia terminale del Cevedale (Arch. Bernardin)

    Sulla cresta finale del Cevedale con la cima rocciosa sullo sfondo (Arch. Bernardin)

    Foto di vetta (Arch. Bernardin)

    In discesa dal Cebedale verso il Palon de la Mare e il Vioz (Arch. Bernardin)

    Prima cima Rosole (Arch. Bernardin)

    Prima parte della salita del Palon de la Mare (Arch. Bernardin)

    Cresta finale del Palon de la Mare (Arch. Bernardin)

    Sul ghiacciaio sotto il Palon de la Mare (Arch. Bernardin)

    Attraversamento di una zona crepacciata, verso la fine delle difficoltà in discesa del Palon de la Mare (Arch. Bernardin)

    Lungo la cresta e poi morena dei forni, fino al rifugio Branca (Arch. Bernardin)

    Autore: Federico Bernardin

    Categoria: Alpinismo su ghiaccio

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