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    Anello dell'alta Val di Fleres

    12 settembre 2007

    IL ponte sotto una cascata (Arch. Bernardin)

    Eccoci in un posto per lo più sconosciuto ai più.
    Val di Fleres, l'ultima valle Italiana prima del passo del Brennero.

    Da Colle Isarco si lascia la statale e si entra in questa valle prima molto larga e poi via via  più stretta. In breve si raggiunge St. Anton e da cui, senza entrare nel paese si seguono le indicazioni per Stain (Sasso), attraverso una stradina  molto stretta. Arrivati ad un parcheggio si lascia la strada per Sasso e si sale a sinistra  su una strada in parte asfaltata e in parte sterrata, chiusa  al traffico dalle  10 alle 16 , che ci porta al parcheggio dove passeremo la notte.

    Alla mattina iniziamo la nostra salita verso la prima tappa: il rifugio "Calciati al Tribulaun". Prima in discesa per attraversare il torrente e poi in salita risaliamo nel bosco fino ad un cartello verso i 1500 metri che ci indica il sentiero per il rifugio Tribulaun. Da questo punto iniziano una serie di svolte dentro al bosco che fanno guadagnare quota, fino a sbucare fuori dal bosco proprio vicino ad una bellissima cascatella.
    Con l'aiuto di un ponticello superiamo il torrente che sgorga dalla base della cascata. Subito dopo un'altra serie di tornanti ci fa superare un pendio erboso su cui sono posizionati dei paramassi che superiamo a zig-zag. Giunti sotto una parete si procede in orizzontale, passando sul vallone successivo. Il sentiero ci porta in un ambiente diverso, di fronte a noi si erge la meravigliosa piramide dolomitica del Tribulaun (sì,sì proprio dolomitica è una rara roccia alpina di tipo dolomitico).

    Il vallone, soprattutto nel tratto opposto al nostro è percorso da lunghe e belle cascate, che avevamo già osservata la sera prima percorrendo il fondovalle. Il sentiero risale con dolce pendenza la testata del vallone fino a sbucare nell'altro circo alla base della parete orientale del Tribulaun. In leggere salita raggiungiamo la conca dove è sito il rifugio.

    Dopo una breve pausa in cui ci rinfocilliamo un poco, facciamo qualche foto al bel laghetto dietro il rifugio dove si rispecchiano le brulle e sassose cime, proprio di fronte al Tribulaun. Inziamo la salita verso la cresta di confine, seguendo il snetiero di alta quota che collega il rifugio Calciati al rifugio Magdeburg Hutte (rifugio Cremona alla Stua). Prima in leggera salita raggiungiamo l'indicazione verso la nostra meta, poi il sentiero sale alcuni saltini più ripidi tra pendii erbosi e grosse pietre.

    In circa 30 minuti raggiungiamo la cresta di confine, una breve pausa ci permette di riprenderci e di osservare in lontanza la forcella che dobbiamo raggiungere per poi arrivare alla cengia alla base della Parete Bianca. Il tempo sembra peggiorare e perciò decidiamo di muoverci e attraversando il pianoro di pietre e risalendo il pendio opposto raggiungiamo la cresta che scende dalla cima XX.
    Risaliamo anche la cresta fino quasi in cima (siamo a quasi 2900 metri), e iniziamo la discesa verso la forcella che vedevamo prima. Le rocce rotte rendono un po più difficoltosa l'attraversamento della cresta. In basso verso l'Austria dovrebbe esserci un ghiacciaio, almeno secondo la nostra guida, ma in realtà non vediamo altro che sfasciumi. Risaliamo un piccola torre tra massi instabili e poi riscendiamo nuovamente per risalire infine l'ultima paretina che ci porta all'inizio della cengia sotto la Parete Bianca. A dir la verità ero preoccupato per il tempo proprio perchè non sapevo com'era questa cengia, ma in realtà è molto più semplice di quello che pensavo, è chiaro che fatta con la neve è un'altro paio di maniche. Cadere da questa cengia difficilmente darebbe la possibilità di raccontarla.

    Dalla fine della cengia, si inizia a scendere lungo un pendio di terra ed erba con un sentiero molto ripido e ricco di tornanti, in più punti attrezzato con maniglie o appoggi artificiali. Si arriva quindi presso un tratto di rocce lisce che si attraversa con l'aiuto di una corda d'acciao e di qualche maniglia., quindi si scende per terreno accidentato tra sfasciumi, fino a toccare i pendii erbosi più in basso. Da qui il sentiero si fa più tranquillo fino quasi al rifugio.

    Il rifugio Magdeburg Hutte è posizionato in un luogo meraviglioso vicino al laghetto della stua (per buona parte acquitrino), dove un bellissimo fiorellino bianco dipinge delle sfumature bellissime. Una cascata ne aumenta l'attrattività disegnando una serie di riflessi che mettono in luce l'amenità del paesaggio. Di fianco al rifugio resto stupito di un evento molto raro, uno stambecco si trova a pochi metri da me, estraggo subito la macchinetta fotografica, ma lui non si muove. Solo più tardi scopro che il gestore del rifugio ha messo vicino all'edificio un bastone con in cima del sale, possiamo quindi dire che gli stambecchi, perchè io ne ho visti 2, sono quasi abituati al via vai di alpinisti.
    Dopo aver preso la stanza nel rifugio dove passeremo la notte, andiamo a fare due passi per cercare di riconoscere con l'aiuto della cartina le cime e i ghiacciai che si trovano attorno a noi. La cena al rifugio, poi, è abbondantissima in stile tirolese (consiglio di penedere un solo piatto, a meno che non vogliate scoppiare). Quindi a letto e alla mattina sveglia presto e giù verso la macchina.

    Dal rifugio un buon sentiero scende prima tra pascoli erbosi e poi più ripidamente lungo un costone verso il fondovalle. La caratteristica del tracciato è la presenza continua di rigagnoli d'acqua che solcano il sentiero. Sotto il rifugio, quasi subito non più visibile, scendono copiose alcune bellissime cascate e ci fanno da cornice durante la nostra discesa. Raggiunto quasi il fondovalle il sentiero taglia  in costa il pendio fino ad entrare nel bosco, dove tra alcune pietre e radici ci porta nei pressi di una malga e fino ad un ponticello su un torrente. Da qui in pochi minuti raggiungiamo l'indicazione verso il rifugio Tribulaun che avevamo trovato il giorno prima e quindi in poco tempo raggiungiamo la macchina, verso un'altra meta: il lago di Neves.

    Percorso:
    Parcheggio sul fondo della Val di Fleres - rifugio Calciati al Tribulaun: 2.30 ore Rifugio Calciati - Rifugio Cremona: 3 ore
    Rifugio Cremona - parcheggio in Val di Fleres 1.30 ora

    Caratteristiche dell'escursione
    escursione media
    1527 m
    Normale dotazione da trekking
    1° giorno 5.30 ore, 2° giorno 1.30 or3
    Escursione molto bella e di soddisfazione.


    IL ponte sotto una cascata (Arch. Bernardin)

    La grande cascara lungo il sentiero per il Tribulaun (Arch. Bernardin)

    Prima di arrivare al rifugio Tribulaun (Arch. Bernardin)

    Il rifugio Tribulaun (Arch. Bernardin)

    Verso la cresta di confine (Arch. Bernardin)

    Sulla cresta prima della Parete Bianca (Arch. Bernardin)

    Verso il dente Alto (Arch. Bernardin)

    Verso la cengia della Parete Bianca (Arch. Bernardin)

    L'inizio della cengia (Arch. Bernardin)

    Verso la Vedretta della stua (Arch. Bernardin)

    I pendii su cui è situato il rifugio Cremona (Arch. Bernardin)

    Il rifugio Cremona alla Stua (Arch. Bernardin)

    Cartelli indicatori nei pressi del rifuio Cremona (Arch. Bernardin)

    Una cascata scendendo dal rifugio Cremona (Arch. Bernardin)

    Verso la fine del sentiero che scende dal rifugio Cremona (Arch. Bernardin)

    Autore: Federico Bernardin

    Categoria: Escursioni impegnative

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    3 Risultati per “Anello dell'alta Val di Fleres”

    1. CARLO scrive: Mi hai entusiasmato,lo faro'sicuramente anch'io .

      1
    2. Federico scrive: Ciao Filippo, in effetti è un bellissimo giro, poco frequentato e conosciuto, ma che merita di essere fatto. Attenzione che quest'anno potresti trovare più neve di quella che avevo trovato io.
      Ciao e buona salita

      2
    3. Filippo scrive: Bellissmo giro e spiegazione super dettagliata mi è stato veramente utile penso che andrò anch'io a fare questa escursione. Bello il tuo sito complimenti

      3

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